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Thank You for Smoking

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Peccato...


Un film che parla della lobby del tabacco e denuncia le manovre messe in atto da industria e politica per controllare il mercato e le scelte dei consumatori ha due possibilit? per funzionare: O punta a farti incazzare come Report, la trasmissione di Milena Gabanelli su Rai3, che ogni settimana ti fa vergognare persino di essere andato a votare. Oppure sceglie di comunicare in un modo pi? sottile e indiretto, utilizzando la comicit?, come fanno molti, a partire da Beppe Grillo. "Thank you for smoking" sceglie decisamente la prima via e gi? a met? film sei incazzato per aver buttato via 6 euro (4 se abiti in provincia dove il film arriva dopo mesi, in versione cineforum). Ci sono due momenti, in particolare, che ti fanno venir voglia di uscire per accendere una sigaretta e le tende del cinema. Il primo dura per tutto il film ed ? la faccia del protagonista Aaron Eckhart. Non ti identificheresti in lui nemmeno se prendessi una tisana fatta con le sue cellule staminali. Non perch? nel film deve interpretare un personaggio privo di qualsiasi scrupolo morale, ma perch? non ci riesce. Ha la stessa espressivit? di Bondi e la credibilit? di Schifani e, soprattutto, sembra che non creda in quello che legge sul copione. Probabilmente ha ragione, perch? il film ? scritto troppo male. Il che ci porta al secondo momento cult, nel quale Aaron non ha responsabilit?. Questa va divisa in parti uguali tra il regista Jason Reitman e lo sceneggiatore Jason Reitman (una collaborazione che spiega molte cose). In questa scena lavora il figlio del protagonista. Il giovane attore si chiama Cameron Bright, l'unico dodicenne che non ha pi? nulla da chiedere alla vita, dopo essere stato nella stessa vasca da bagno con Nicole Kidman in "Birth". Il ragazzino, salendo in auto, dice una battuta che non dovrebbe. Non perch? sia peggiore delle altre, ma perch? tu, spettatore, ti sei accorto che il regista la sta preparando gi? da dieci minuti. Fino a un certo punto sospetti solamente che forse il ragazzo dir? quelle parole. Poi pensi "no, non lo far?" e la mente, che ? sempre pronta a negare il peggio, cancella la paura. Cos?, quando la battuta esce fuori davvero, l'effetto ? devastante. Da qual momento il film ti cola tra le mani come un cono al cioccolato e la speranza di poter vedere in Canavese qualcosa di meglio di "Vacanze di Natale" se ne va definitivamente in fumo.


Scritto il 20/12/2006 11:12:40 dall'utente parteripario

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Peccato...


Thank you for smoking Un film che parla della lobby del tabacco e denuncia le manovre messe in atto da industria e politica per controllare il mercato e le scelte dei consumatori ha due possibilit? per funzionare: O punta a farti incazzare come Report, la trasmissione di Milena Gabanelli su Rai3, che ogni settimana ti fa vergognare persino di essere andato a votare. Oppure sceglie di comunicare in un modo pi? sottile e indiretto, utilizzando la comicit?, come fanno molti, a partire da Beppe Grillo. "Thank you for smoking" sceglie decisamente la prima via e gi? a met? film sei incazzato per aver buttato via 6 euro (4 se abiti in provincia dove il film arriva dopo mesi, in versione cineforum). Ci sono due momenti, in particolare, che ti fanno venir voglia di uscire per accendere una sigaretta e le tende del cinema. Il primo dura per tutto il film ed ? la faccia del protagonista Aaron Eckhart. Non ti identificheresti in lui nemmeno se prendessi una tisana fatta con le sue cellule staminali. Non perch? nel film deve interpretare un personaggio privo di qualsiasi scrupolo morale, ma perch? non ci riesce. Ha la stessa espressivit? di Bondi e la credibilit? di Schifani e, soprattutto, sembra che non creda in quello che legge sul copione. Probabilmente ha ragione, perch? il film ? scritto troppo male. Il che ci porta al secondo momento cult, nel quale Aaron non ha responsabilit?. Questa va divisa in parti uguali tra il regista Jason Reitman e lo sceneggiatore Jason Reitman (una collaborazione che spiega molte cose). In questa scena lavora il figlio del protagonista. Il giovane attore si chiama Cameron Bright, l'unico dodicenne che non ha pi? nulla da chiedere alla vita, dopo essere stato nella stessa vasca da bagno con Nicole Kidman in "Birth". Il ragazzino, salendo in auto, dice una battuta che non dovrebbe. Non perch? sia peggiore delle altre, ma perch? tu, spettatore, ti sei accorto che il regista la sta preparando gi? da dieci minuti. Fino a un certo punto sospetti solamente che forse il ragazzo dir? quelle parole. Poi pensi "no, non lo far?" e la mente, che ? sempre pronta a negare il peggio, cancella la paura. Cos?, quando la battuta esce fuori davvero, l'effetto ? devastante. Da qual momento il film ti cola tra le mani come un cono al cioccolato e la speranza di poter vedere in Canavese qualcosa di meglio di "Vacanze di Natale" se ne va definitivamente in fumo.


Scritto il 20/12/2006 11:12:49 dall'utente parteripario

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