Film del: 1972
Genere: Drammatico / Poliziesco
Durata: 175 minuti
Trama:
Don Vito, capo del clan mafioso dei Corleonesi, rifiuta di entrare nel traffico della droga insieme alle altre famiglie, provocando così una sanguinosa guerra. Suo figlio, dopo l’attentato al padre, inizierà a seguire le attività della famiglia, diventando il nuovo Padrino.
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Voto medio: 8,00
Recensione del film: Il Padrino
Difficile discriminare tra il fenomeno di costume e il valore del film, tra la moda, la fama della colonna sonora (di Nino Rota), la notorietà del suo oggetto (la mafia: parola che non viene mai pronunciata nel film), e la complessità dell'operazione, il talento del suo autore, l'importanza degli attori e l'aura che hanno proiettato sulla loro carriera i personaggi interpretati: da Marlon Brando ad Al Pacino a James Caan.
All'origine c'è un best seller di Mario Puzo. Ma Coppola, sceneggiandola insieme allo scrittore, utilizza questa saga familiare per scolpirvi un punto di vista che nel melodramma italoamericano illustra un fenomeno antropologico: la mafia come sistema d'adattamento e sopravvivenza di una specie, l'esasperazione della violenza e dei legami familiari come cultura più profonda di ogni possibile integrazione sociale. Allo stesso tempo, si tratta di una delle più clamorose rivitalizzazioni di un genere, il gangsterfilm, ai cui schemi (scontri tra bande, ascesa e caduta del leader, progressiva disumanizzazione del gangster) Coppola applica un' introspezione penetrante, un crescendo rossiniano (che rimarrà nello spartito di tutti e tre gli episodi), una libertà di messa in scena (la fotografia di Gordon Willis, i costumi di Anna Hill Johnstone e soprattutto le scenografie di Dean Tavoularis risentono molto dell'influenza del cinema europeo degli anni settanta), più che sufficienti per comprenderne l'incredibile successo. Visto, alla sua uscita, come critica dei meccanismi del capitalismo riflessi nella società criminale o come assurda apologia di valori anacronistici, oggi appare come una sintesi sorprendente di originalità stilistica e intuizione commerciale, orchestrazione narrativa e scrupolo di confezione.
Tre Oscar: miglior film, attore protagonista e sceneggiatura. Al secondo posto tra i migliori cento film del cinema secondo il referendum di "Time Out" (dopo Quarto Potere). Liberarsene, anche all'ennesima visione TV, non è facile.