Film del: 1997
Genere: Azione / Drammatico / Fantascienza / Fantastico / Romantico
Durata: 126 minuti
Realizzazione di un antico sogno del regista, che aveva scritto questo film a soli 16 anni, Il Quinto Elemento si avvale della collaborazione del grande disegnatore Moebius ed è un vero e proprio omaggio al mondo dei fumetti.
Trama:
In una Manhattan del 2259, il Male sta per impossessarsi della Terra; solo il Quinto Elemento, una donna perfetta, riuscirà a salvare l’umanità e a difenderla dal malvagio Zorg.
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Voto medio: 6,25
Recensione del film: Il Quinto Elemento
Con il suo sesto film, Luc Besson ha fatto centro: oltre 200 milioni di dollari di incassi in tutto il mondo. Un successo di pubblico inarrestabile. Il Quinto Elemento, che aveva aperto il Festival di Cannes del 1997, è stato criticato in diverse occasioni, ma ha dimostrato le capacità del cinema francese di cimentarsi con un genere poco esplorato in patria e da sempre carta vincente di Hollywood, ed ha rivisitato il filone della fantascienza in chiavi diverse e interessanti, prima fra tutte quella dell’ironia.
Realizzazione di un antico sogno del regista, che aveva scritto questo film a soli 16 anni, Il Quinto Elemento si avvale della collaborazione del grande disegnatore Moebius ed è un vero e proprio omaggio al mondo dei fumetti.
Gli attori non hanno esitato a prendersi in giro, vedi il personaggio di Zorg, interpretato da un vanitosissimo Gary Oldman, e hanno rinunciato al budget previsto “accontentandosi” di una percentuale sugli incassi, come ha fatto Bruce Willis. I personaggi ben studiati e i co-protagonisti di grande bravura ottimamente interpretati, fra gli altri, da Ian Holm nel ruolo di Cornelius e da Chris Tucker nel ruolo del presentatore tv spudoratamente omosessuale ed egocentrico, hanno contribuito a creare un cast armonico. Il film di Luc Besson va ricordato anche perché ha portato per la prima volta sugli schermi la bellissima modella ucraina Milla Jovovich, da anni ormai testimonial della L’Oreal ed interprete della Giovanna d’Arco dello stesso regista. Fasciata da semplici strisce di tessuto arancione, ideate dallo stilista Jean-Paul Gaultier - costumista d’eccezione del film di Besson - l’attrice, con la sua aria sperduta ma decisa, è risultata un’ottima scelta e ricorda l’indimenticabile Natalie Portman di Leòn – di cui però non sembra avere le stesse doti recitative - .
Buoni gli effetti speciali, pur se di secondo piano rispetto alla vena ironico-umoristica che gioca una parte importante nel film. La trama può risultare debole o quanto meno già ampiamente sperimentata, ma gli attori che giocano con i propri personaggi, le trovate stilistiche originali e spesso barocche o le sequenze fra il comico e l’inverosimile, risultano ingredienti giusti di questo nuovo modo di pensare un film di fantascienza.
Cinque anni dopo, nel 2002, nel Minority Report di Spielberg, ci è sembrato di ritrovare la stessa concezione di città del futuro sviluppata in verticale, con macchine volanti che si orientano nel vuoto, su strade invisibili. Ma se il film di Spielberg ha fatto degli effetti speciali il suo cavallo di battaglia, Besson non si è accontentato solo di questi: i suoi personaggi autentici, divertenti, assolutamente non stereotipati e lo stesso film - che esula dai canoni del genere fantascientifico e si avventura verso nuovi orizzonti - risultano interessanti e stimolanti.