E se la realtà fosse tutta una illusione? Quale è il confine tra il sogno e la vita vera? L'appena 25enne Alejandro Amenabar, al suo secondo film, si cimenta nel dare una possibile risposta con una pellicola avvincente, a metà strada tra il thriller e la fantascienza. L'eterno dilemma se ciò che vediamo è davvero come è o, più probabilmente, come vorremmo che fosse, viene sviluppato in un film dal ritmo incalzante. L'intreccio diventa via via più intricato fino al limite dell'assurdo, ma alla fine ogni cosa è svelata con coerenza e precisione senza deludere lo spettatore.
Il racconto viene gestito su vari piani, complice il mezzo espressivo del cinema che inevitabilmente costringe lo spettatore ad assegnare come realtà “vera” uno dei mondi messi in scena e a considerare mondi surreali e immaginati tutti gli altri. La bravura del regista è quella di proporre le battute e gli eventi in un ordine preciso che, dopo aver fissato nello spettatore ciò che è reale, gradualmente insinuano dubbi per condurlo ad un lento ribaltamento dell'universo di riferimento. In questo modo l'intreccio coinvolge senza perdere di plausibilità né di spessore filosofico.
Nonostante la complessità della trama e la rapidità con cui viene sviluppata, il film è impreziosito da scene molto toccanti, in cui la condizione dell'uomo, teso tra desiderio e realtà, è resa semplicemente dalla composizione delle inquadrature. La maschera bianca, immobile e inespressiva, calzata sulla nuca di Cèsar, viene offerta al nostro sguardo mentre si svolge l'azione e il vero volto con le emozioni e i pensieri restano nascosti proprio a marcare l'enorme divario tra come si desidera apparire e come si è davvero. Molto intensa anche la sequenza nel parco in cui comincia a piovere e le gocce, come lacrime, sciolgono piano piano il trucco del mimo, Penelope Cruz, fino a svelarne il vero volto. L' imperativo “Apri gli occhi!” riecheggia durante tutto il film ed è un invito a guardare la realtà per affrancarsi dalle suggestioni dell'illusione e al tempo stesso è un richiamo al momento del risveglio, in cui si sperimenta la confusione tra ciò che abbiamo sognato e ciò che invece è vero. Amenabar si è dedicato totalmente al film di cui cura ogni dettaglio: ne ha scritto la sceneggiatura, ne ha diretto la regia e, insieme a Mariano Marìn, ne ha curato anche la musica, tuttavia la creatività e l'accuratezza del regista non sono supportate da attori altrettanto efficaci. Penelope Cruz risulta decisamente più brava nel remake “Vanilla sky” in cui fa esattamente lo stesso personaggio e Noriega non sempre è espressivo nelle scene senza dialoghi.
(Cecilia Spaziani)
Curiosità:
Nel film appare anche Amenabar. Quando Cèsar va in discoteca, nel bagno ci sono tre persone, l'ultimo ad uscire dal bagno è proprio il regista.