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Brother

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Brother

(Brother)

Film del: 2000     Genere: Azione / Drammatico
Durata: 114 minuti   



Trama:

Aniki scappa in America dal suo fratellastro per fuggire alla yakuza. Qui forma una nuova banda multietnica con cui inizia l'ascesa al potere, ma la mafia italiana non è d'accordo.



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Voto medio: 7,25

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Recensione del film: Brother

Takeshi Kitano ha scritto, diretto e prodotto Brother nel 2000, il suo primo film girato fuori dal Giappone e con un cast multi-culturale. Il film si inserisce nel suo filone di descrizione e analisi del mondo della yakuza e dei mafiosi, che ha avuto il suo apice in Hana-bi, girato nel 1997, vincitore del Leone d’oro a Venezia.

Il personaggio interpretato da Kitano, Aniki, è un criminale vecchio stampo con un suo codice di comportamento che seppur basato sulla violenza e l’omicidio, ha come concetti di base la lealtà, il coraggio, l’onore, la fedeltà. I suoi “fratelli” giapponesi hanno un concetto più flessibile dell’onore e quindi si adattano ai cambiamenti, accettano il dissolvimento della loro “famiglia” d’origine e si affiliano alla “famiglia” mafiosa che prima combattevano con tutte le proprie forze. Aniki invece no, lui non si piega ai cambiamenti, rimane coerente con se stesso. L’incapacità di adattarsi alle novità però significa condannarsi a morte certa. La legge darwiniana sulla selezione naturale e la lotta per la sopravvivenza si applica anche alla yakuza giapponese e alla mafia italo-sudamericana degli Stati Uniti. Il titolo del film “fratello” si riferisce allora ai “fratelli” della yakuza che Aniki ripudia perché considera traditori e ai nuovi “fratelli” americani, un gruppo multi-razziale che invece accetta il suo codice di comportamento e lo segue senza batter ciglio fino alla morte.
Il film, nella sua brutalità esplicita, non dà giudizi, non condanna e non esalta. Mostra solo i fatti.
Ogni spettatore nel suo intimo deciderà cosa è meglio per sé: adattarsi e sopravvivere o irrigidirsi nei propri principi e morire, vendersi alle leggi del mercato o morire da samurai (anche se Aniki e il suo gruppo sono dei criminali e non dei samurai). L’incognita della fine del film lascia intravedere una possibile happy ending, ma a ben riflettere potrebbe anche non essere così. All’inizio di Brother, Aniki fugge dal Giappone con una borsa piena di soldi, e, simile a un Cavaliere dell’Apocalisse uscito dalla Bibbia, porta con sé guerra, morte e distruzione. Che cosa farà invece il “fratello” Denny? Si trasformerà anche lui in un Cavaliere dell’Apocalisse oppure spezzerà questa linea di violenza fuggendo lontano? Il pubblico deciderà, perché Kitano non fornisce risposte.

La regia di Kitano è come sempre molto originale. L’uso del flashback è caratteristico di una narrazione non-lineare ormai familiare al grande pubblico grazie anche a Tarantino; i lunghi piani sequenza creano un’atmosfera pacata e riflessiva e vengono interrotti solo dai primi piani sui visi dei personaggi, che, malgrado la mancanza di espressione, comunicano senza mezzi termini i pensieri e le emozioni; Kitano monta insieme scene surreali di pace e serenità, in riva al mare, sui tetti di Los Angeles, durante una partita a dadi (truccata), che poi interrompe con improvvise esplosioni di violenza. I film di Kitano sono la quintessenza dei contrasti: mare e cemento, poesia e morte, fratellanza e odio.

Kitano ha creato un film in cui la violenza non è gratuita o morbosa, ma è un veicolo per esprimere delle idee e per interrogare il pubblico. Reiterata brutalmente, la violenza rende il film una spietata analisi dell’unico mezzo di espressione e di realizzazione di se stessi che hanno i criminali, l’omicidio. E il pubblico non corre neanche il rischio di esaltarsi nella giravolta di sangue dei personaggi. Non c’è l’ironia o l’umorismo a stemperare gli animi, che invece caratterizzano altri film di Kitano, come Zatoichi, per esempio, uscito nel 2003. “Brother” è una fredda descrizione della vita da mafioso, una vita che porta inevitabilmente all’auto-distruzione, e per questo è un film molto malinconico, visivamente anche molto grigio.

“Brother” è un film molto duro, raccomandato a un pubblico di soli adulti, e anche qui bisogna fare dei distinguo. Le esplosioni di violenza a volte colpiscono il pubblico diritto allo stomaco, ma se si riesce a sopportarle fino alla fine, si scopre una storia e una tecnica registica di grande valore. E’ un film da non perdere.

(Luisa Iori)



Cast

  "Beat" Takeshi Kitano
(53 anni circa in questo film)

... Aniki Yamamoto

    James Shigeta
(67 anni circa in questo film)

... Sugimoto

    Kuroudo Maki

... Ken

    Lombardo Boyar

... Mo

    Masaya Kato
(37 anni circa in questo film)

... Shirase

Omar Epps   Omar Epps
(27 anni circa in questo film)

... Denny

Pat Morita   Pat Morita
(68 anni circa in questo film)

... giocatore di poker

    Ren Osugi
(49 anni circa in questo film)

... Harada

    Royale Watkins
(31 anni circa in questo film)

... Jay

    Ryo Ishibashi

... Ishihara

    Susumu Terajima
(37 anni circa in questo film)

... Kato

Dati Tecnici

Nazione

 

USA / Regno Unito / Giappone

Regia

 

"Beat" Takeshi Kitano

Sceneggiatura

 

"Beat" Takeshi Kitano

Fotografia:

 

Katsumi Yanagishima

Colonna Sonora

 

Joe Hisaishi

Produzione:

 

Office Kitano

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