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Pieta

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FESTIVAL

Festival di Venezia 2012
Film in Concorso

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Pieta

(Pieta)

Film del: 2012     Genere: Drammatico
Durata: 104 minuti   Uscito al cinema il: 14/09/2012   


Perverso, viscerale ed intenso, anche se meno raffinato dal punto di vista narrativo


Trama:

Ingaggiato dagli usurai, un uomo ne riscuote i crediti, minacciando senza pietà i debitori. Senza famiglia, e quindi con nulla da perdere, l’uomo spietato vive senza tenere in nessuna considerazione il dolore che provoca a moltissime persone. Un giorno, gli si presenta una donna sostenendo di essere sua madre. Egli dapprima la respinge con freddezza, ma piano piano la accetta e decide di abbandonare quel lavoro crudele per condurre una vita normale. Ma la madre viene rapita all’improvviso. Pensando che sia stato qualcuno a cui aveva fatto del male, cerca di rintracciare tutti coloro che aveva tormentato. Quando trova il colpevole, scopre terribili segreti che sarebbe stato meglio fossero rimasti tali.



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Recensione del film: Pieta

Nel dizionario italiano, se si cerca la parola pietà, l'informazione che viene data è: sentimento di compassione suscitato dai dolori o dalle infelicità altrui. Forse a Kim Ki-duk l’idea per il suo diciottesimo film gli è venuta sfogliando il vocabolario, non tanto per cercare il titolo della sua ultima opera, ma per trovare ispirazione, il filo narrativo capace di incollare alcune domande che, forse, si poneva da tempo, incappando così in questa definizione.

Oppure l’idea può essergli venuta guardando l’opera di Michelangelo, dove la Madonna sorregge il corpo di Gesù morente fra le sue braccia, simboleggiando l’amore della madre per il proprio figlio nei suoi ultimi secondi di vita. Sembra strano, ma questi due elementi, la definizione del dizionario e la scultura dell’artista toscano, giocano un ruolo fondamentale nella tessitura narrativa di Pietà di Kim Ki-duk.

Nel film del regista coreano il personaggio principale è un giovane strozzino sui trent’anni senza morale né legge, che vaga per le strade del quartiere di Cheonggyecheon a Seul, luogo che sta per sparire per far spazio a grattacieli e dove il regista ha vissuto la sua infanzia, scenografia claustrofobica, piena di sporcizia, vicoli oppressivi e palazzi fatiscenti, tanto da sembrare il set di un film di Tsukamoto.

Proprio quello che non ha Kang-Do, questo il nome dell’uomo, è il “sentimento di compassione suscitato dai dolori o dalle infelicità altrui” già citato, anzi sembra che storpiare vittime indifese senza soldi per pagare il cospicuo pizzo sia il suo unico hobby. La cattiveria e la mancanza di clemenza fanno così sembrare Kang-Do un avvoltoio che si aggira fra gli spettrali e, purtroppo, reali vicoli senza respiro di Cheonggyecheon, in cerca delle proprie vittime.

Il simbolismo del Buonarroti subentra nella seconda parte, quando sull’uscio di casa appare come un fantasma una donna che confessa a Kang-do di essere la madre, fuggita trenta anni addietro abbandonandolo così alla sua sorte, la quale chiede pietà al figlio per il suo gesto ed allo stesso tempo sembra mancare della stessa compassione verso quelle vittime che lo strozzino tortura. In un vortice di violenza ed ossessioni la loro storia arriverà ad uno sconvolgente finale, tipico nei film di Kim Ki-duk.

Perverso, viscerale ed intenso, anche se meno raffinato dal punto di vista narrativo di Ferro 3 e Time, Pietà è un esempio senza compromessi, coraggioso, oltre le regole, senza essere intaccato da virtuosismi quasi meccanici tipici di alcuni registi d’oltreoceano o contaminato da qualsiasi tipo di pensiero moralista o da una traiettoria meramente commerciale: cinema allo stato puro, quello che la settima arte in realtà dovrebbe essere. Leone d’oro a Venezia, come non essere d’accordo?

(Marco Massaccesi)



Cast

    Min-soo Jo

... Mi-sun

    Jung-jin Lee

... Kang-do

Dati Tecnici

Nazione

 

Corea del Sud

Regia

 

Ki-duk Kim

Fotografia:

 

Jo Yeong-jik

Colonna Sonora

 

Park In-Young

Distribuzione:

 

Good Films

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GALLERIA FOTOGRAFICA
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