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Cesare Deve Morire

(Cesare deve morire)

Film del: 2012     Genere: Docudramma
Durata: 76 minuti   Uscito al cinema il: 02/03/2012   


Tra finzione e teatro alcuni detenuti di Rebibbia riscoprono l'amore per la libertà


Trama:

Una rappresentazione del Giulio Cesare termina con un applauso fragoroso. Le luci si spengono e gli attori tornano in prigione. Sono detenuti del carcere di Rebibbia.



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Recensione del film: Cesare Deve Morire

Il film dei fratelli Taviani non è soltanto un documentario e non è del tutto un lavoro di finzione.  I due registi sono entrati nel carcere di Rebibbia e hanno filmato le prove di un Giulio Cesare eseguito da detenuti. L'operazione è molto meno naif di come si potrebbe pensare a prima vista. Gli attori coinvolti hanno già una tecnica solida e molto probabilmente hanno un passato teatrale già all'interno della struttura più famosa della capitale. La loro formazione prettamente teatrale si nota peraltro nei momenti in cui dovrebbero "interpretare sé stessi". Per una specie di paradosso, al di fuori dei loro ruoli risultano meno autentici dei personaggi che interpretano. Effetto collaterale dell'occhio della macchina da presa. 

Durante le prove il teatro di Rebibbia è sottoposto a un intervento di ristrutturazione. Per tale ragione tutto il lavoro di preparazione avviene all'interno del carcere stesso, un po' come capita. La lotta senza speranza di Bruto per la libertà diventa così una metafora del carcere stesso e le parole di Shakespeare offrono dunque una doppia chiave di lettura: diventano un occhio critico nei confronti della realtà di oggi. Non tutte le ciambelle riescono col buco: questa pellicola non è scevra da scivoloni retorici. Per esempio, nel momento in cui i personaggi del Giulio Cesare commentano la Roma imperiale guardando fuori dalle finestre di Rebibbia, non c'è davvero bisogno di affermare che "sembra che parli della Napoli di oggi". Il parallelismo è scoperto. Scoprire anche la parola sembra quasi una mancanza di fiducia nell'intelligenza del pubblico. Piccoli difetti che però non minacciano l'integrità di un prodotto interessante e ricco dal punto di vista umano e attoriale. 

La funzione del bianco e nero è anche molto chiara. La sua pasta grezza e tagliente rende ancora più drammatica la situazione e scava i visi in maniera ancora più espressiva. Il colore viene riservato solo alla parte della rappresentazione stessa e al ritorno di uno degli attori / detenuti in cella. Un ritorno forse viziato da un ulteriore eccesso di retorica, ma comunque con una sua valenza dal punto di vista riassuntivo: dopo aver conosciuto l'arte, ogni cella diventa davvero una prigione.

(Mauro Corso)



Cast

    Cosimo Rega

... Cassio

    Salvatore Striano

... Bruto

    Giovanni Arcuri

... Cesare

    Antonio Frasca

... Marcantonio

Dati Tecnici

Nazione

 

Italia

Regia

 

Paolo Taviani / Vittorio Taviani

Sceneggiatura

 

Paolo Taviani / Vittorio Taviani / William Shakespeare

Fotografia:

 

Simone Zampagni

Colonna Sonora

 

Giuliano Taviani / Carmelo Travia

Produzione:

 

Kaos Cinematografica / RAI Cinema / Le Talee / La Ribalta

Distribuzione:

 

Sacher

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GALLERIA FOTOGRAFICA
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