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The Invader

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FESTIVAL

Festival di Venezia 2011
Orizzonti

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The Invader

(The Invader)

Film del: 2011     Genere: Drammatico



Trama:

Amadou, un africano forte e carismatico, viene sbattuto dal mare sulle coste dell’Europa meridionale. Il destino lo conduce a Bruxelles dove, carico di ottimismo, cerca di rifarsi una vita.



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Recensione del film: The Invader

Dopo il successo ottenuto lo scorso anno a Venezia con il suo corto Stardust, Nicolas Provost torna in laguna con The Invader, la storia di un clandestino forte e determinato portato all’autodistruzione dalla sua stessa forza d’animo e dall’esigenza e volontà di avere una vita migliore e diversa.

Un viaggio drammatico ed autolesionista che porta il protagonista, Amadou ( Issaka Sawadogo) in una spirale distruttiva di violenza, ritrovandosi a combattere con i suoi demoni interiori.
Provost tenta col suo The Invaderdi creare uno spaccato sul mondo di oggi, in cui la società occidentale si confronta con gli emigranti.

Uno slogan sociale e politico contro l’emarginazione e lo sfruttamento umano mal riuscito, una storia dalle mille falle, senza poesia che non trova posto nel mondo reale e del cinema. Ai limiti estremi della volgarità gratuita ( scene di nudo integrale, riprese in acqua in una piscina da b movie erotico - pornografico) , The Invader è un crogiolo di idee, nessuna delle quali realmente analizzata e portata fino in fondo. Potrebbe essere definito un “film denso di nulla”, dove ad una sceneggiatura spiccia, lacunosa e debole dall’inizio alla fine, si aggiungono movimenti di macchina da filmino della prima comunione, comparse che ammiccano palesemente alla telecamera che le riprende e un uso della fotografia scadente e artigianale.

L’opera si muove lenta , quasi “sedata” per gli interi 95’, infilandosi ogni volta in vicoli ciechi, senza possibilità di sviluppo; un lungo piano sequenza stile Tron Legacy appare sullo schermo dopo pochi minuti quasi a catapultarci all’interno di una tentacolare metropoli moderna - futuristica, salvo poi (con uno stacco improvviso e violento) tornare a tutt’altro tipo di ripresa e realtà, sbalzati su di un marciapiede dove alcuni emigranti stanno lavorando. Personaggi poco definiti ed analizzati dal punto di vista psicologico percorrono i quartieri borghesi e malfamati di Bruxelles in un “tripudio” di monotonia e situazioni che si ripetono all’infinito, senza mai dare una sterzata di ritmo alla recitazione e alla pellicola stessa. Questa continua ricerca del nudo femminile, del sesso (a volte quasi ossessivo e malato) infastidisce e lascia perplessi, apparendo come un astratto e metaforico tentativo di “trasposizione visiva” del piacere morboso di Amadou nei confronti della donna occidentale.

Tranne che per alcuni stralci, Stefania Rocca sembra risentire della pochezza del film, “regalando” una prova frigida, incolore e in bilico (ma con più di un piede nel vuoto) sul sottile filo dell’insufficienza.

Per un film mai convincente ed estremamente insipido, Provost non fa mancare un finale ( anche questo di nudo gratuito) che lascia attoniti , in un estremo tentativo di colpo di scena che possa far riflettere e pensare lo spettatore. Risultato? Un sospiro di piacere al riaccendersi delle luci in sala.

(Andrea Folino)



Cast

    Issaka Sawadogo

... Amadou

Stefania Rocca   Stefania Rocca
(40 anni circa in questo film)

Serge Riaboukine   Serge Riaboukine

    Dieudonné Kabongo

Dati Tecnici

Nazione

 

Belgio

Regia

 

Nicolas Provost

Sceneggiatura

 

Nicolas Provost / Giordano Gederlini / François Pirot

Fotografia:

 

Frank van den Eeden

Produzione:

 

Hepp Film / Prime Time / Versus Production

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GALLERIA FOTOGRAFICA
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