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A Dangerous Method

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FESTIVAL

Festival di Venezia 2011
Concorso

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A Dangerous Method

(A Dangerous Method)

Film del: 2011     Genere: Drammatico
Durata: 99 minuti   Uscito al cinema il: 30/09/2011   


In una curatissima ambientazione scenografica, con una fotografia asciutta e molto realistica è un film che mette in scena una lunga e sanguinosa serie di conflitti


Trama:

Alla vigilia della prima guerra mondiale, Zurigo e Vienna fanno da sfondo a una complicata storia di scoperte intellettuali e sessuali. Basato su eventi reali, il film osserva le relazioni burrascose tra Carl Jung, psichiatra alle prime armi, il suo maestro Sigmund Freud e Sabina Spielrein, la bella giovane paziente che si frappone tra i due. Nel triangolo si inserisce anche Otto Gross, un paziente sedizioso, determinato ad allargare il più possibile i propri orizzonti. La loro personale esplorazione della sensualità, dell’ambizione e dell’inganno spinge Jung, Freud e Sabina a mettere in discussione e cambiare per sempre la natura del pensiero moderno.



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Voto medio: 6,83

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Recensione del film: A Dangerous Method

“Secondo lei, sanno che stiamo portando loro la peste?”. E’ la domanda retorica che Sigmund Freud rivolge al suo amico e collega Carl Gustav Jung all’approssimarsi della loro nave ai grattacieli di New York per un congresso di psicologia. Ma qual è questa morbo al quale Freud, con le fattezze di un sorprendente Viggo Mortensen, accenna con un sorriso beffardo? Ovviamente si riferisce alla nascente psicoanalisi, A Dangerous Method, per l’appunto. Quel metodo pericoloso che a partire dagli inizi del secolo scorso ha messo di fronte l’umanità al peggiore dei propri incubi, se stesso. E’ questa la tesi più che mai esplicita che un inedito David Cronenberg pone alla base del suo ultimo film. Inedito non nei contenuti, la psicoanalisi è sempre stata contenuto innervante delle sue opere, basti pensare a Inseparabili o a Spider solo per citarne alcune, ma inusuale e inconsueto nella forma. Un film questo, infatti, che fa dei dialoghi il filo conduttore principale, ed essenziale, della vera storia di Sabina Spielrein, una paziente affetta da gravi turbe psicologiche curata prima da Jung, di cui sarà prima l’amante, e poi, una volta guarita, collega, grazie alla laurea acquisita in scienze psicologiche che la porterà a schierarsi con le idee di Sigmund Freud nella disputa scientifica tra questi e l’ex allievo e seguace Jung. Dialoghi fitti e serrati , al limite dello specialistico, nei quali i due contendenti (Mortensen e Michael Fassbender) danno il meglio di loro stessi e che rappresentano i momenti più affascinanti del film.

In una curatissima ambientazione scenografica, con una fotografia asciutta e molto realistica, e con la consueta morbosa attenzione del regista canadese per i particolari, la storia della genesi della “cura parlata” – come Jung avrebbe voluto definire la psicoanalisi – è un film che mette in scena una lunga e sanguinosa serie di conflitti. A cominciare da quello interiore, supremo e assoluto. Il dottor Jung, protestante e puritano, di famiglia agiata, che si innamora della paziente, arrivando ad autodefinirsi filisteo, ne è l’emblema più significativo come anche l’arroganza intellettuale di Sigmund Freud, da se stesso smascherata nell’ammettere di non voler rivelare i suoi sogni per non minare la propria autorità. Il conflitto tra i due scienziati, non solo una questione di metodo, ma anche di classe: Freud ebreo di famiglia modesta “costretto a vivere in un piccolo appartamento con tutta la sua numerosa famiglia”, Jung ariano, agiato, che ha sposato una donna ricca, vive invece in una maestosa villa sulle sponde di un lago alpino sulle cui limpide acque veleggia un due alberi regalatogli dalla moglie. “La storia d’amore tra un’ebrea russa e un biondo vichingo ariano non poteva che finire male” sentenzia il medico viennese nel commentare la tormentata fine della relazione tra Jung e Sabina. Ed infine, il conflitto atavico, quello tra amore e morte: dall’incontro di due forze distruttive (il sesso, la guerra) nasce la nuova vita. E’ questa la tesi che la Spielrein sostiene e che un Freud sul viale del tramonto sembra accettare. Tesi avversata da Jung che rispetto agli altri due, nonostante una forte depressione, ebbe poi, dall’epoca dei fatti che si raccontano, vita e fortuna decisamente più amiche.

Film attesissimo questo proiettato alla 68° Mostra del Cinema di Venezia, non solo per la fama e le aspettative che crea il suo realizzatore, ma anche e soprattutto per la sua scelta di affidare il ruolo della protagonista ad una diva come Keira Knightley. La curiosità di vedere la Knightley in ruolo così impegnativo era tanta. Vi lascio con questa curiosità, dicendovi però che il film è da vedere, a prescindere.

(Daniele Sesti)



Cast

Viggo Mortensen   Viggo Mortensen
(53 anni circa in questo film)

... Sigmund Freud

Keira Knightley   Keira Knightley
(26 anni circa in questo film)

... Sabina Spielrein

Michael Fassbender   Michael Fassbender
(34 anni circa in questo film)

... Carl Jung

Vincent Cassel   Vincent Cassel
(45 anni circa in questo film)

... Otto Gross

Sarah Gadon   Sarah Gadon
(24 anni circa in questo film)

... Emma Jung

André Hennicke   André Hennicke
(52 anni circa in questo film)

... professor Eugen Bleuler

Dati Tecnici

Nazione

 

Regno Unito / Germania / Canada

Regia

 

David Cronenberg

Sceneggiatura

 

Christopher Hampton / John Kerr

Fotografia:

 

Peter Suschitzky

Produzione:

 

RPC / Lago Film / Prospero Pictures / CPTC / Millbrook Pictures / Elbe Film

Distribuzione:

 

Bim

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GALLERIA FOTOGRAFICA
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