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Bei Mian

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FESTIVAL

Festival Internazionale del Film di Roma 2010
Selezione Ufficiale

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Bei Mian

(Bei Mian)

Film del: 2010     Genere: Drammatico
Durata: 85 minuti   



Trama:

Il giovane Hong Tao è vittima di strani dolori alla schiena ed è tormentato da immagini e ricordi del suo passato quando, da bambino, vide morire la madre. Le sue giornate scorrono tra gallerie d’arte dove alcuni ritratti di Mao hanno raggiunto prezzi esorbitanti. Ritratti realizzati da un’artista folle, che fece della body art un’arte di propaganda.



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Recensione del film: Bei Mian

Se non fosse così lento, disperatamente lento, Bei Mian sarebbe un gran bel film.
La lentezza in effetti è consona alla narrazione e al tenore delle vicende ma è davvero, almeno in alcuni momenti, insostenibile.
Forti rumori improvvisi sferzano la narrazione altrimenti statica e insieme a silenzi carichi di tensione, danno all’opera un’aura da cinema horror. L’atmosfera angosciante rimanda a certi film giapponesi tra cui, in primis, The Grudge. I dialoghi sono ridotti all’osso, quello che conta sono le immagini che la camera fissa inquadra implacabile. La narrazione si snoda attraverso i flashback del protagonista che, come pezzi di un puzzle, a poco a poco svelano il quadro generale ovvero gli anni di Mao, gli anni in cui i bambini venivano indottrinati al comunismo e al marxismo e subivano punizioni corporali se osavano opporsi al Presidente. Si accenna ad un’epoca di grande importanza per la Cina ma anche di soprusi e torture. Il titolo del film letteralmente vuol dire “la schiena”: sulla schiena di molti giovani l’artista personale di Mao incideva infatti un ritratto del Presidente. Si trattava di un’incisione dolorosa, sanguinolenta, eseguita tra urla atroci. I lembi di pelle tatuata venivano poi asportati e rivenduti come opere d’arte, per svariati milioni di dollari. Questo è l’emblema del film: un’arte raccapricciante che valeva milioni, un’arte di propaganda che andava oltre il razionale.

La Grande Muraglia, la Città Proibita di Pechino, un monastero buddista a 4500 metri di quota, l’arte dei massaggi: molte sono le immagini e le sequenze che illustrano la Cina quale paese sconfinato, sovrappopolato, dalle mille sfaccettature.
Il protagonista, Hong Tao, è interpretato in maniera intensa e drammaticamente efficace da Hu Bing, attore cinese idolo delle fan grazie alla sua bellezza scultorea, che in Bei Mian ha dato vita ad un personaggio combattuto, ossessionato dai fantasmi del suo passato.
Giunto al suo quinto lavoro, il regista Liu Bingjian ci regala una nuova opera controversa: i suoi primi quattro film sono stati premiati ed hanno partecipato alle selezioni ufficiali di noti Festival tra cui quelli di Toronto e Berlino.

(Daria Castelfranchi)



Cast

    Chengfeng Xu

    Hairong Tiantian

    Hu Bing

    Ning Xu

Dati Tecnici

Nazione

 

Cina / Francia

Regia

 

Bingjian Liu

Sceneggiatura

 

Bingjian Liu / Ye Deng

Fotografia:

 

Jiansong Zheng

Produzione:

 

CS Production / Apsara Pictures / Rouge International

Distribuzione:

 

non distribuito

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GALLERIA FOTOGRAFICA
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