Film del: 2009
Genere: Drammatico
Durata: 98 minuti Uscito al cinema il: 20/11/2009
La decisione di concentrare il film sulle vicende terminali del fenomeno terroristico, quando l’innescarsi di una spirale di violenza cieca lacerò la società civile, si rivela coraggiosa e vincente
Trama:
3 gennaio 1982. Sergio Segio è a Venezia, dove ha messo insieme un gruppo per attaccare il carcere di Rovigo e far evadere quattro detenute tra le quali Susanna, la donna che ama e con cui ha condiviso idee e scelte politiche.
Prima di assistere alla visione di questo film sarebbe opportuno fare a meno di pregiudizi di qualunque genere e di ignorare le polemiche scaturite sin dall’inizio delle riprese de La prima linea. Il tema del film (coprodotto dai fratelli Dardenne) è materia viva, il terrorismo degli anni ’70 e ’80 è un argomento poco toccato dal nostro cinema, a dirla tutta costituisce un caso di rimozione dalla coscienza del Paese.
Prima Linea è stata la seconda organizzazione terroristica per numero di azioni armate e di aderenti, dopo le Brigate Rosse: è un primo dato utile a capire la vastità del fenomeno. Anche per questo il film di De Maria è necessario: è un’incursione negli anni di piombo attraverso lo sguardo di Sergio Segio, autore del libro Miccia corta (al quale la trama è liberamente ispirata). Quello che manca, ma più che di difetto si tratta di precisa scelta artistica, è l’approfondimento del contesto, vale a dire l’Italia delle stragi di Stato, degli scontri in piazza (sebbene il film parta proprio da lì per catapultarci nell’ambiente dei protagonisti), dei servizi segreti deviati, in altre parole quel corpus ad oggi ancora poco esplorato.
Ma è più corretto valorizzare un film per ciò che contiene e ciò che riesce a comunicare: La prima linea è crudo, spietato, plumbeo come le azioni dei terroristi che volevano rovesciare lo Stato. “Siete la prima linea di un corteo che non c’è” dice Piero, un amico di gioventù di Sergio, questo è il messaggio che passa mentre assistiamo inermi alle brutalità che segnano la storia di Prima Linea. I flashback di Segio in carcere guidano la trama, dalle prime intimidazioni ai danni di un “crumiro” passando per l’incontro con Susanna Ronconi; è la loro storia d’amore a fare da contraltare agli eventi più atroci. Singolare poi che il personaggio più spigoloso e granitico nelle sue convinzioni sia proprio quello di Susanna, laddove Sergio manifesta perplessità che però non muteranno il corso degli eventi.
Il momento centrale della pellicola è l’evasione di Susanna dal carcere di Rovigo nel 1982, per opera di un commando guidato da Segio, quando l’organizzazione era ormai prossima allo scioglimento. E’ probabilmente la sequenza più riuscita, possiede la tensione del thriller e la precisione della ricostruzione storica. La decisione di concentrare il film sulle vicende terminali del fenomeno terroristico, quando l’innescarsi di una spirale di violenza cieca lacerò la società civile, si rivela coraggiosa e vincente. Rivivere gli attentati feroci, come quello al giudice Alessandrini, intervallati da filmati di repertorio, spinge lo spettatore a riflettere, a chiedersi come tutto ciò sia potuto avvenire realmente.
E’ un film cupo che non emette sentenze e non manifesta simpatie, pur seguendo passo dopo passo la metodica discesa all’inferno di chi scelse la lotta armata.