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Hachiko - Una Storia d'Amore

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Festival Internazionale del Film di Roma 2009
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Hachiko - Una Storia d'Amore

(Hachiko: A Dog's Story)

Film del: 2009     Genere: Drammatico / Famiglia
Durata: 93 minuti   Uscito al cinema il: 30/12/2009   


Gli strani ritmi degli affetti della vita.


Trama:

Commovente riadattamento americano di una storia realmente accaduta in Giappone, è la storia di Hachi, un cane di razza Akita, e dell'amicizia speciale con il suo padrone



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Voto medio: 6,80

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Recensione del film: Hachiko - Una Storia d'Amore

Se già l’inizio del nuovo film di Lasse Hallstrom, con le sue campane tibetane, ci lascia intuire su quali “ritmi” si svolgerà il proseguo, non si può certo immaginare la lentezza vitale portata all’esasperazione che lo spettatore si troverà ad affrontare. E’ un film strano questo Hachiko perché, se da una parte sembra quasi una lenta discesa verso qualcosa che somiglia al sonno (almeno per lo spettatore sprofondato sulla sua poltrona), dall’altra parte sfodera un fascino assolutamente inedito agli occhi di noi occidentali.

Un film fatto da un regista svedese in territorio statunitense con un percorso tibetano sembra per sua natura perlomeno “nuovo”. Se, poi, a tutto questo si aggiunge la “particolarità” che per tutto il racconto non succede praticamente niente, allora si può avere un’idea di quello che ci si può aspettare. Supportato da un pianoforte che accompagna quasi ogni fotogramma e che a volte risulta anche stucchevole, la storia va avanti senza alcun apparente movimento (in realtà ad un certo punto c’è un qualcosa che cambia il corso del film in maniera decisiva) ma più si va avanti più si ha la sensazione che succeda qualcosa all’interno, qualcosa di non visibile che non ha niente ha che fare con argomenti terreni.

Hachiko ha qualcosa che ci ricorda dell’ultimo Kurosawa, autore caro e vicino a Richard Gere, nei suoi lenti e ripetitivi spostamenti del corpo e del cuore ed è per questo che non si può liquidare come un film lento. Certo, il fatto che tiri le lacrime fino all’infinito fa parte di una tradizione più occidentale, ma va bene anche questo perché nella sua commistione tra Est e Ovest sembra che il tutto regga bene.

E’ per questo che l’irritazione che può prendere all’inizio (per metà del film c’è uno che gioca con un cane che lo aspetta ogni giorno per quattromila giorni alla fermata del treno) lascia, poi, lo spazio ad una serenità che quasi ci si sorprende.

Ed è per questo che sembra veramente che il film parli una lingua quasi estranea a noi ormai assuefatti ad una velocità obbligatoria in ogni momento della nostra vita. Il Tibet si vede solo all’inizio ma influenza tutto il film. Qui c’è un pianoforte al posto di quei canti monodici dei sacerdoti. E anche se in molti momenti fa tanto new age (per chi si ricorda la Windham Hill, l’atmosfera è la stessa) alla fine si perdonano tutte le sdolcinatezze perché quello che rimane è una sorta di sensazione aerea che forse neanche conoscevamo e che se solo imparassimo a conoscere davvero sarebbe tutta un’altra cosa. Strano ma vero.

(Renato Massaccesi)



Cast

Richard Gere   Richard Gere
(60 anni circa in questo film)

... Parker Wilson

Joan Allen   Joan Allen
(53 anni circa in questo film)

... Cate Wilson

Cary-Hiroyuki Tagawa   Cary-Hiroyuki Tagawa
(59 anni circa in questo film)

... Ken

Sarah Roemer   Sarah Roemer
(25 anni circa in questo film)

... Andy

    Jason Alexander
(50 anni circa in questo film)

... Carl

    Erick Avari
(57 anni circa in questo film)

... Jasjeet

Dati Tecnici

Nazione

 

USA

Regia

 

Lasse Hallström

Sceneggiatura

 

Stephen P. Lindsey / Kaneto Shindô

Fotografia:

 

Ron Fortunato

Colonna Sonora

 

Jan A.P. Kaczmarek

Produzione:

 

Grand Army Entertainment / Shochiku Kinema Kenkyû-jo / Pheonix Entertainment

Distribuzione:

 

Lucky Red

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GALLERIA FOTOGRAFICA
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