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Videocracy - Videocrazia

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FESTIVAL

Festival di Venezia 2009
Settimana Internazionale della Critica

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Videocracy - Videocrazia

(Videocracy)

Film del: 2009     Genere: Drammatico
Durata: 80 minuti   



Trama:

In principio fu la televisione libera, poi venne l’orgia delle antenne, l’ebbrezza della scelta, la lenta ma inesorabile mutazione del codice genetico di un popolo. La monocrazia della TV non è peculiarità solo italiana, ma solo nel paese di Mr. President la “scatola magica” ha generato un simile bestiario umano.



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Recensione del film: Videocracy - Videocrazia

E' il 1987. Su un'emittente privata va in onda un quiz telefonico: il pubblico chiama da casa, e per ogni risposta esatta una casalinga in studio - con il volto coperto da una maschera - si toglie un indumento. Poi le immagini si susseguono velocissime, figure femminili che si spogliano o vengono spogliate, fantasmi bidimensionali fagocitati dallo schermo e offerti in pasto agli spettatori.
E' da queste immagini sgranate che prende avvio la rivoluzione culturale ed antropologica dell'era Berlusconi, del suo impero mediatico, l'era del binomio fra dominio delle immagini e potere politico. Ed è da queste immagini che prende avvio il percorso, non lineare e non documentaristico, di Erik Gandini all'interno di esso.

Nato e cresciuto in Italia ma trasferitosi diciannovenne in Svezia, Gandini è insieme dentro e fuori la società che osserva e racconta: è forse questa distanza, o la distanza del pubblico per cui il film era pensato (Videocracy era inizialmente destinato alla sola distribuzione svedese) dagli eventi narrati, che gli consente di gettare su di essi uno sguardo straniato e straniante. Sguardo che si riversa su di noi, pubblico immerso e ormai assuefatto a quella stessa realtà investendola di una luce nuova e oscura. Perchè in Videocracy sfilano, uno dopo l'altro, volti ed eventi a noi ormai fin troppo noti: l'esercito delle veline o aspiranti tali, Lele Mora e la sua corte di celebrities, Flavio Briatore e l'ombra delle feste a Villa Certosa, i paparazzi capeggiati da Fabrizio Corona e lo scandalo Vallettopoli, i personaggi cioè che hanno contribuito a consolidare nell'immaginario collettivo i dis-valori della TV commerciale, che hanno contribuito a forgiare l'idea dell'esistenza di un mondo scintillante e perfetto, di questa terra promessa lontana dall'anonimato e dalla mediocrità della gente "normale". Gandini s'insinua tra le pieghe di questo mondo, spiegandone le radici e cercandone le crepe. E lo fa con la forza del linguaggio: attraverso la coerenza e la provocatorietà del montaggio, l'uso della musica, la distorsione delle immagini, crea una sorta di sinfonia dell'orrore: fa ballare le aspiranti veline su musiche aspre, dissonanti, incede sugli occhi vitrei delle ragazze che si disputano una foto con Corona, tiene la macchina da presa fissa sul cellulare di Lele Mora che suona faccetta nera per l'intera durata dell'inno, avvicina i corpi nudi allo schermo fino a farli enormi, debordanti. Non c'è neanche più contraddizione, fra essere e apparire. Berlusconi stesso, dice Gandini, ha trasformato se stesso in un'icona (e viene in mente l'uguale processo di iconizzazione di Mussolini in Vincere di Bellocchio). Sacra, intoccabile. L'immaginario proposto dalle sue TV è una sorta di suo flusso di coscienza, dichiara nel film uno dei registi del Grande Fratello. Un flusso che attraverso il potere anestetizzante dello schermo scorre - cronenberghianamente - da vent'anni nella mente del pubblico televisivo, e rientra in circolo nella società civile.

Discorso politico, quello di Gandini, certo. Ma anche discorso che tiene in bilico la collettività e il singolo, attraverso la storia di Ricky, storia di sogni in-gloriosi, di ripetuti tentativi tutti falliti di entrare in quella scatola magica. E' nella sua casa nella campagna bergamasca e nelle sue parole disarmanti che il film, significativamente, inizia e si chiude.

(Emanuela Sarnà)



Cast

Dati Tecnici

Nazione

 

Svezia

Regia

 

Erik Gandini

Produzione:

 

Atmo AB / Zentropa Entertainment7

Distribuzione:

 

Fandango

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GALLERIA FOTOGRAFICA
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