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Capitalism: A Love Story

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FESTIVAL

Festival di Venezia 2009
Concorso Venezia 66

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Capitalism: A Love Story

(Capitalism: A Love Story)

Film del: 2009     Genere: Documentario
Durata: 120 minuti   Uscito al cinema il: 30/10/2009   


Oggi, parlare male del capitalismo, è come sparare su un cadavere; Moore lo sa ed affonda la sua analisi indagando sullo scandalo del salvataggio delle banche effettuato dal governo americano


Trama:

Nuovo documentario di Michael Moore che analizza la crisi finanziaria globale e l'economia statunitense durante il periodo di transizione dall'amministrazione Bush a quella del Presidente Obama.



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Recensione del film: Capitalism: A Love Story

Tutti abbiamo una storia d’amore con il capitalismo. Perché chi non vorrebbe essere così ricco da potersi peremtettere qualsiasi cosa, per esaudire qualsivoglia desiderio, per togliersi qualunque voglia? Se le risorse fossero infinite ed inesauribili tutti saremmo capitalisti, col sigaro in bocca ed il cilindro in testa a goderci i nostri soldi. Ma così non è. Ed allora il capitalismo è questione di pochissimi che sfruttano il lavoro di moltissimi (in America il 94% delle ricchezza è concentrato nell’1% della popolazione).

Non dice nulla di nuovo Michael Moore con il suo ultimo documentario Capitalism: a Love Story, presentato in concorso alla 66° mostra del cinema di Venezia. Semmai, ha il coraggio di dirlo e la bravura di raccontancerlo con la sua solita lucida ironia e creatività. Con qualcosa in più, questa volta. Il regista americano non si limita a criticare e ridicolizzare l’oggetto della sua inchiesta, il capitalismo per l’appunto, ma propone soluzioni, o almeno ci prova, mostrandoci alcune realtà dove profitto e solidarietà vanno a braccetto. Partendo dall’assioma, quasi un dogma negli anni ’50 in America, secondo il quale il capitalismo era l’unica e vincente formula, ci dimostra quanto questo teorema fosse sbagliato. Cosa facile, peraltro, quando si riprendono le migliaia di famiglie americane sfrattate dalle proprie case perché impossibilitate a pagare le rate dei mutui diventate inssostenibili a causa di complicate formule matematiche dalle quali dipendevano l’ammmontare dei pagamenti o quando si racconta degli operai licenziati affinchè i dividendi degli azionisti diventino più pingui e lauti.

Oggi, parlare male del capitalismo, è come sparare su un cadavere. Moore lo sa ed affonda la sua analisi indagando sullo scandalo del salvataggio effettuato dal governo americano di quelle banche che avevano affossato il sistema (vi ricordate i 700 milioni di dollari? Molti di questi si sono trasformati in benefit per i manager di quelle stesse banche….) o parlandoci della vergogna delle polizze vita che molte aziende americane (ma succede anche in Italia?) stipulano sui propri dipendenti intascando cospicui premi quando questi muoiono (e statisticamente qualcuno muore e se l’impiegato deceduto è giovane e donna il premio è ancora più alto…) o di come, di fatto, l’America, e quindi il mondo, sia governato dalle grandi banche. Argomenti che ispirano ragionamenti anche di natura filosofica (capitalismo e democrazia sono due concetti antitetici) e religiosa (nulla è più lontano dall’insegnamento cristiano del capitalismo e le sue logiche). Argomenti che, in un finale tanto simbolico quanto divertente, vediamo Michael Moore cingere le sedi delle grandi banche americane con il nastro giallo utilizzato dalla polizia per circoscrivere la “crime scene”…

(Daniele Sesti)



Cast

Michael Moore   Michael Moore
(55 anni circa in questo film)

... se stesso

Dati Tecnici

Nazione

 

USA

Regia

 

Michael Moore

Sceneggiatura

 

Michael Moore

Fotografia:

 

Daniel Marracino / Jayme Roy

Colonna Sonora

 

Jeff Gibbs

Produzione:

 

Dog Eat Dog Films / The Weinstein Company

Distribuzione:

 

Mikado

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GALLERIA FOTOGRAFICA
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