Film del: 2007
Genere: Drammatico / Guerra / Storico
Durata: 118 minuti Uscito al cinema il: 13/02/2009
Trama:
Nel 1939 l'Armata Rossa di Stalin entrò in Polonia, già invasa dai nazisti. I russi fecero prigionieri migliaia di ufficiali dell'esercito polacco. Li trucidarono nella primavera del 1940, e le famiglie attesero invano il loro ritorno. Le fosse comuni della foresta di Katyn furono scoperte nel 1943, ma sino al 1990 i russi negarono ogni responsabilità, e perseguirono chi li incolpava del massacro.
Centinaia di persone cariche di bagagli, donne e bambini soprattutto, marciano su un ponte verso la sponda opposta di un fiume. Dall'altra parte però appaiono altri fuggiaschi, anche loro carichi di bagagli. "Ci sono i tedeschi", dicono gli uni. "Di qua ci sono i russi", rispondono gli altri. Con questa prima scena, metaforica e concreta allo stesso tempo, Andrzej Wajda ci introduce alla tragedia che ha sconvolto la Polonia durante la seconda guerra mondiale, schiacciata dai due regimi più sanguinari del XX secolo.
L'ottantaduenne regista conosce bene i fatti: ha combattuto in prima persona contro i nazisti, e il padre, ufficiale polacco, è una delle vittime della strage di Katyn. Da qui forse il particolare tono della pellicola: c'è l'epicità del film di guerra (nei tempi della narrazione, nelle scene di massa, nella ricostruzione del periodo storico), ma l'attenzione è forse più sul dolore privato, sulle tragiche ripercussioni nelle famiglie delle vittime, sulle scelte individuali. E il dolore arriva: Katyn non sarò ricordato come esempio di innovazione nello stile, ma certe scene di cruda violenza, restituite senza ulteriore commento, non possono lasciare indifferenti.
Una delle vicende più toccanti è la battaglia di Agnieszka, che sulla lapide del fratello scolpisce la verità: gli assassini sono i russi, non i tedeschi. Questo personaggio racchiude la volontà di ricordare e di gridare al mondo una verità tenuta nascosta per 50 anni. Nel film ricorrono oggetti-simbolo carichi di memoria, testimoni inconfutabili della verità storica: lapidi, fotografie, filmati di archivio, lettere. Il film stesso diventa uno di questi testimoni, e il regista prosegue idealmente la battaglia di Agnieszka.
Un'ultima annotazione per gli spettatori del Belpaese. La consuetudine di vedere film doppiati fa brutti scherzi: i generali dell'esercito tedesco si esprimono in italiano, con un macchiettistico accento teutonico. Lo sforzo di credibilità e il lavoro emotivo di alcune scene viene così sabotato da questo semplice espediente. Non sarà ora di riconsiderare l'intelligenza degli spettatori, e dare loro la possibilità di godere del lavoro originale, almeno in una percentuale minima di sale?