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Rembrandt's J'accuse

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Festival Internazionale del Film di Roma 2008
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Rembrandt's J'accuse

(Rembrandt's J'accuse)

Film del: 2008     Genere: Docudramma
Durata: 86 minuti   



Trama:

Dietro al capolavoro di Rembrandt, "La ronda di notte", si cela un'intricata cospirazione. Peter Greenaway ci accompagna alla scoperta dei numerosi indizi nascosti nella tela che svelano vendette, corruzione e giochi di potere. Le maggiori condanne sono state accuratamente tramandate come nel famoso J'accuse di Zola del 1890. Qui, invece, l'accusa si può leggere in un dipinto. Una sorta di CSI dove Rembrandt è contemporaneamente detective, accusatore, pubblico ministero e giudice. Con il suo stile inconfondibile, Greenaway estrapola gli indizi scoprendo l'omicidio e analizzando la condizione dell'artista Rembrandt, passata dal privilegio alla disperazione nel giro di soli quindici anni.



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Recensione del film: Rembrandt's J'accuse

Secondo Peter Greenaway i misteri contenuti nel capolovoro di Rembrandt “La Ronda di Notte”- al quarto posto nella graduatoria dei quadri in assoluto più importanti dopo la "Gioconda" e "L’Ultima Cena" di Leonardo Da Vinci e la Cappella Sisitna di Michelangelo- sono cinquanta, ma lui ne enumera solo trenta più uno, il più significativo per capire gli altri tasselli del mosaico.

Greenaway crea un film parallelo a quello già esistente dal titolo Nightwatching sugli ostacoli politici, e non solo, che Rembrandt ha dovuto affrontare per completare la sua opera più ambiziosa e significativa.

Il cineasta questa volta usa un'impronta che ricorda i suoi primi lavori basati sulla serialità delle inquadrature – elemento portante di molti videoartisti contemporanei- e soprattutto della voce narrante, basti ricordare Dear Phone.

Nel caso di Rembrandt J’Accuse il narratore è lo stesso Greenaway, il quale ci porta con carisma ed ironia in una storia che va al di là non solo del racconto già da lui narrato in un progetto che segue certi canoni cinematografici- almeno i suoi canoni- ma del quadro di Rembradt stesso.

Quadro che ha una vita propria e nel quale il pittore olandese cerca di seguire le stesse orme di Rubens e Velasquez, anche loro artisti che hanno voluto spezzare una tradizione pittorica un po’ troppo “ingessata”.

Come ogni artista che si rispetti- Greenaway non può essere considerato un semplice “regista”- con Rembrandt J’Accuse questo etimologo delle immagini torna così ad un tipo di narrazione che ricalca le sue opere giovanili non solo per gli argomenti già citati, ma anche per la chiarezza della narrazione.

Kitch, ermetico, estremo, ridondante, su Greenaway si è detto di tutto, manca solo una parola a questo illusorio vocabolario: “completo”.
Completo nel senso più ampio del termine. Nella cinematografia di Greeaway si può trovare di tutto, dal senso dell’estetica alla cultura pittorica, dal cinismo paradossale delle varie vicende al loro diretto e dissacrante attacco alla società moderna.

Mentre il mondo si grogiola sulle scoperte “pittoriche” da parte di Dan Brown, l’artista inglese fa dell’altro, ridicolizzando così lo scrittore americano. Greenaway crea un film tutto suo non con uno sguardo univoco e passivo, ma prendendo spunto dai vari dettagli dell’opera di Rembrandt. Come per dire che ci sono molti modi di guardare, uno solo non può bastare.

(Marco Massaccesi)



Cast

Martin Freeman   Martin Freeman
(37 anni circa in questo film)

... Rembrandt van Rijn

    Eva Birthistle

... Saskia Uylenburgh

    Jodhi May

... Geertje

    Emily Holmes
(31 anni circa in questo film)

... Hendrickje Stoeffels

    Jonathan Holmes

... Ferdinand Bol

Dati Tecnici

Nazione

 

Olanda

Regia

 

Peter Greenaway

Sceneggiatura

 

Peter Greenaway

Fotografia:

 

Reiner Van Brummelen

Colonna Sonora

 

Giovanni Sollima / Marco Robino

Produzione:

 

Submarine

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GALLERIA FOTOGRAFICA
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