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Gyumri

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FESTIVAL

Festival Internazionale del Film di Roma 2008
L'Altro Cinema - Extra

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Gyumri

(Gyumri)

Film del: 2008     Genere: Documentario
Durata: 68 minuti   



Trama:

Il 7 dicembre 1988 un terremoto distrusse la cittadina armena di Gyumri. I morti furono circa 25.000, la maggior parte dei quali bambini. Sconvolta, la popolazione reagì compatta alla disperazione e, nel tentativo di ricostruire dalle macerie la vecchia città distrutta, buona parte di quei genitori rimasti soli diede alla luce altri figli, spesso chiamandoli come i defunti, come per sedare un dolore incolmabile. Un documentario con un'atmosfera da film di fantascienza, da pianeta remoto, dove le nuove generazioni tentano di sostituirsi a un passato ormai scomparso.



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Recensione del film: Gyumri

E’ difficile, se non impossibile, dimenticare le macerie di un mondo purtroppo scomparso in maniera fin troppo violenta ed inaspettata. Per chi ha vissuto quei momenti drammatici, la frase “iniziare una nuova vita”, potrebbe non avere alcun senso, ed è per questo che Gyumri è fondamentalmente un documentario sulla mancanza.

Nel 1988 un terremoto fece 25.000 morti nella cittadina armena di Gyumri. Vent’anni dopo, la presenza di quei morti ancora aleggia nelle vite di chi è rimasto. Ovviamente si mancherebbe di rispetto se si facesse anche per un attimo l’uso della parola fantasmi (anche se in alcune testimonianze queste presenze sono quasi “fisiche”).
“Presenze” qui vuol dire che quei ragazzi che non ci sono più continuano a vivere negli occhi, nella testa e nel cuore di chi allora neanche c’era.

Il documentario di Jana Ševčiková è intenso nella maniera in cui riesce a far sentire il dolore per la perdita da parte dei genitori e nello stesso tempo il dolore della responsabilità per i ragazzi che si sono trovati a “sostituire” le vittime di quel terribile terremoto. Dopo la tragedia le madri e i padri che sono rimasti hanno tentato di far rivivere i loro figli attraverso nuove nascite, quasi a colmare un vuoto che, ovviamente, non si può colmare.

Eppure la forza della vita ha richiesto l’uscita da quel vuoto doloroso. La nuova generazione ha dovuto prendersi cura di quelle storie troncate prematuramente e l’ha fatto, tante volte, escludendosi nel ricordo. I ritratti di questi ragazzi escono fuori con una forza rara dal documentario. Il loro dolore è servito affinché il dolore dei loro genitori fosse più tenue: sono diventati grandi già da piccoli.

Il taglio della Ševčiková è coinvolgente tanto più quando dal livello emozionale passa a quello politico. La storia di un tassista che ancora oggi cerca suo figlio perché non crede sia morto e le testimonianze di molte persone che credono che il terremoto non sia stato “naturale” ma provocato, gettano una luce inquietante sulla gestione del territorio da parte dell’ex Unione Sovietica e del KGB che viene più volte citato.

Però tutto questo crea un’indignazione, da parte dello spettatore, che non riesce ad essere più forte della commozione provocata da quei volti feriti che portano in loro una forza che va al di là di tutte le ingiustizie e che in un modo o nell’altro sono segnate anche da una “bellezza” che non per forza è legata alla fisicità, ma piuttosto ad un senso di speranza che dovrebbe finalmente cancellare le macerie mantenendo sempre vivo il ricordo.

(Renato Massaccesi)



Cast

Dati Tecnici

Nazione

 

Repubblica Ceca

Regia

 

Jana Sevcikova

Sceneggiatura

 

Jana Sevcikova

Produzione:

 

Jana Sevcikova – Terronská 45 – 16000

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