Film del: 2008
Genere: Drammatico
Durata: 123 minuti Uscito al cinema il: 18/04/2008
La fotografia riesce in maniera quasi elegante, a catturare le sequenze tra i tavoli, ma la suspance e l’azione, a volte vengono sacrificate in nome di un romanticismo spesso superfluo.
Trama:
Alcune menti brillanti del MIT di Boston trovano la soluzione per vincere, senza barare, diversi milioni di dollari a Las Vegas.
21 arriva cavalcando l’onda dell’entusiasmo per il poker texano che sta prendendo sempre più piede. Sconosciuto fino a qualche tempo fa, perlomeno nel nostro paese, oggi il poker texas hold em riscuote largo successo presso tutti coloro che sognano di poter vivere “giocando”. Il 21 del titolo si riferisce al miglior punteggio fattibile al blackjack (molto simile al nostro 7 e 1/2) e c’è da scommettere che, proprio sulla scia del film, ben presto si affiancherà al già citato poker proprio per l’ammaliante possibilità che offre: quella di poter inseguire i propri sogni senza scendere a compromessi con il sistema, anzi, battendolo.
In un paese che non dà certezze lavorative, in cui la mobilità sociale è ferma e che non garantisce stipendi adeguati al costo della vita, è facile farsi prendere la mano e “invaghirsi” della possibilità di guadagnare tanto e in breve tempo. In fondo, questa non sarebbe altro che una delle tante lotterie che spopolano in Italia e che, pur non offrendo solide vie d’uscita dall’indigenza, porgono su un piatto d’argento la possibilità, almeno per un attimo, di sognare (e di gustare) la vita che si è sempre desiderata. E’ facile fare presa sul pubblico quando vengono prospettate vincite stratosferiche con margini di rischio bassissimi. Il fatto, poi, che il film sia tratto da una storia vera, un gruppo di studenti del MIT che riesce a vincere grazie a puri conteggi matematici, lo rende sicuramente più appetibile alle folle di giocatori che approfitteranno proprio di questa pellicola per fare auting e venire allo scoperto.
Dal punto di vista prettamente cinematografico c’è da registrare la magnifica performance di Kevin Sapcey, ormai sempre più affine a ruoli controversi, la buona prova data da Jim Sturgess e compagni e la perfetta interpretazione del buttafuori “vecchia maniera” di Laurence Fishburne. Intrigante la contrapposizione fra la vita che questi ragazzi conducono a Boston, dove sono dei geni “sfigati”, tutti presi da progetti cervellotici, e quella che vivono nella sfavillante Las Vegas, dove possono diventare chiunque vogliono. La fotografia riesce in maniera quasi elegante, a catturare le sequenze tra i tavoli, ma la suspance e l’azione, a volte vengono sacrificate in nome di un romanticismo spesso superfluo. Per renderla più cinematograficamente “appetibile”, infatti, la trama del libro è stata modificata. E’ stato introdotto un elemento “morale” ed una storia d’amore che nel testo di Ben Mezrich sono assolutamente marginali.