Film del: 2008
Genere: Avventura / Azione / Spionaggio / Thriller
Durata: 106 minuti Uscito al cinema il: 07/11/2008
Trama:
Bond è deciso a vendicarsi per la morte di Vesper e soprattutto per l'orgoglio ferito. La cattura di Mr. White è il primo tassello che lo porterà a scontrarsi con una potente organizzazione con ramificazioni ovunque, anche in seno al governo britannico.
Terminati –ahinoi- i romanzi di Fleming non ci resta che consolarci con uno dei suoi titoli per un breve racconto “Quantum of Solace”. Se poi tutti usciranno dalla sala domandandosi cosa poi sia questo “quantum”, ipotizzando chissà quale risorsa preziosa o forse un acronimo per la nuova Spectre, vi diciamo subito che si tratta della fiducia che tiene insieme una coppia, quel quid che quando si perde fa si che un rapporto crolli. Purtroppo è la sensazione che abbiamo quando usciamo dalla sala dopo aver visto il film diretto da Marc Forster, un senso di delusione e tradimento. Chi ha pugnalato alle spalle questo Bond che sembrava aver rivitalizzato un genere su cui nessuno era più disposto a scommettere?
Potenzialità notevoli per quello che era stato annunciato come il primo vero sequel (dopo 21 film) dell’agente segreto britannico. Temi forti lasciati in sospeso nel precedente capitolo come la perdita dell’amore, il desiderio di giustizia di Bond che sembrava sconfinare nella vendetta e nemici potenti da sconfiggere (una probabile nuova Spectre). Con tutto questo sul fuoco ci si saremmo attesi un piatto particolarmente prelibato, invece…
Quando un film perde la direzione, spesso il problema è il timoniere –leggi il regista- ed il suo nostromo –leggi sceneggiatore- e sembra proprio questo il caso. Marc Forster è sicuramente maestro nel tratteggiare ambienti, approfondire personaggi e psicologie, ma francamente nelle scene d’azione latita pesantemente. Da errori marchiani come quello di mettere su un inseguimento tra due auto dello stesso colore, fino alla scelta terribile di tentare un approccio alla Greengrass con tagli continui, cinepresa a mano e inquadrature dei particolari piuttosto che dell’insieme. Ne risultano scene caotiche in cui lo spettatore immagina più che vedere e soprattutto si disorienta in maniera poco costruttiva. L’apice di questo delirio è la scena di inseguimento per i tetti di Siena; dopo che Campbell nel precedente episodio ha costruito una sequenza d’apertura che resterà negli annali del cinema come inimitabile esempio di inseguimento a piedi, con quale leggerezza ci si può avventurare nello stesso territorio senza il bagaglio necessario?
Se non bastasse la debacle generale delle scene d’azione, anche sotto il profilo della trama viaggiamo in lidi ultrapercorsi con l’unica attenuante di un messaggio ambientalista strisciante, ma per il resto abbiamo già visto migliaia di stati sudamericani cambiare di padrone con il beneplacito della CIA, persone cercare vendetta per antichi rancori e traditori annidarsi nei ranghi delle più sicure organizzazioni governative. Insomma un trito e ritrito confezionato con colpevole sciatteria che farà irritare qualunque bondiano in attesa.