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Tropa de Elite - Gli Squadroni della Morte

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FESTIVAL

Festival di Berlino 2008
Concorso

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Tropa de Elite - Gli Squadroni della Morte

(Tropa de elite)

Film del: 2007     Genere: Thriller
Durata: 118 minuti   Uscito al cinema il: 06/06/2008   


Il film ha ottenuto il massimo riconoscimento al Festival di Berlino del 2008 ed un enorme successo in patria


Trama:

Thriller politico campione di incassi in Brasile, racconta l'influenza di mafia e droga nella vita delle fasce più povere di questo stato e di una squadra speciale molto corrotta.



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Recensione del film: Tropa de Elite - Gli Squadroni della Morte

Che nelle grandi città crimine, legalità, corruzione e potere siano legati in maniera indissolubile è un dato ormai acquisito. Basti pensare a una serie televisiva come "The Shield", in cui la realtà di un quartiere è così complessa da avere innumerevoli microcosmi, ciascuno con regolamenti propri, spesso in contrasto con le leggi “ufficiali”. Temi piuttosto familiari anche in Italia, nelle terre in cui le organizzazioni di tipo mafioso si sovrappongono allo Stato, intrecciandosi alle sue regole in maniera tanto strisciante quanto insidiosa.

La realtà narrata da José Padilha si inserisce in questo filone, ma il regista brasiliano compie però alcune scelte e se ne accolla i rischi, anche, come vedremo sulla pelle della sua troupe.

Il vero protagonista della vicenda dello “squadrone” è proprio la Favela Turano, il quartiere di Rio che le autorità vorrebbero “pacificare” in previsione della visita di Giovanni Paolo II in Brasile per non meglio precisate “ragioni di sicurezza”. Turano è un intrico di vicoli e case che si accavallano l’una sull’altra come escrescenze tumorali su un corpo altrimenti infetto. Una realtà dalla quale è impossibile trovare scampo. E’ il campo di battaglia di poliziotti, più o meno corrotti, studentelli alla ricerca di divertimento, più o meno ingenui, di criminali armati con fucili d’assalto e di assistenti sociali che sono costretti a compromessi spesso oltre i limiti della tollerabilità.

Nessuno esce pulito nel film di Padilha e anche se il male è sistemico non è così assoluto da essere deresponsabilizzante (e quindi, per certi versi, liberatorio e assolutorio). Non stiamo parlando in questo caso di questioni etiche astratte: le scelte dei protagonisti portano alla morte di molte persone, più o meno innocenti, e Padilha porta sullo schermo tale brutalità rifuggendo da qualsiasi fascinazione nei confronti della violenza che rappresenta. Per tale ragione Gli squadroni della morte è a tratti intollerabile: i massacri spesso non hanno una motivazione vera e propria, ma sembrano solo il frutto di buone intenzioni da parte di tutti i protagonisti. buone intenzioni, con cui, si sa, si lastricano le vie dell’inferno. L’assistente sociale che provoca lo smascheramento di un infiltrato vorrebbe avere più fiducia da parte delle bande locali e quindi aiutare di più i derelitti delle favelas; il poliziotto idealista non si rende conto che il cammino della giustizia cieca può portare alla dannazione; il criminale in fondo crea un proprio protettorato e distribuisce un poco del proprio benessere, quindi si autoassolve. Ad un primo esame si potrebbe dire che la pellicola tende più a favore dei poliziotti, tanto più che il loro lato umano è mostrato in maniera preponderante, eppure anche lì la corruzione è presente, palpabile e, verrebbe da concludere cinicamente, necessaria.

Gli squadroni della morte, film che ha ottenuto il massimo riconoscimento al Festival di Berlino del 2008 ed un enorme successo in patria, ha dovuto attraversare un percorso estremamente arduo per arrivare a compimento. In primo luogo ha dovuto lottare a lungo con le autorità di polizia che non volevano rilasciare i permessi per girare nelle location stabilite. Durante la lavorazione, poi, un furgone e parte della troupe è stata rapita da criminali veri ed è stata tenuta in ostaggio per diverse ore. Verrebbe da pensare superficialmente, che forse sia forze dell’ordine che gang volevano garantirsi un trattamento di favore. Per la verità non c’è, ed è lo spettatore che deve farsi un idea di questo microcosmo violento, disordinato, eppure non privo di un barlume di speranza.

(Mauro Corso)



Cast

Dati Tecnici

Nazione

 

Brasile / Argentina

Regia

 

José Padilha

Produzione:

 

Zazen Produções / The Weinstein Company / Posto 9 / Feijão Filmes

Distribuzione:

 

Mikado

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GALLERIA FOTOGRAFICA
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