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Gardens of the Night

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FESTIVAL

Festival di Berlino 2008
Concorso

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Gardens of the Night

(Gardens of the Night)

Film del: 2008     Genere: Drammatico
Durata: 110 minuti   



Trama:

Di scena il destino di due ragazzi rapiti e tenuti prigionieri per nove anni. Una volta liberi finiscono sulla strada.



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Recensione del film: Gardens of the Night

I fatti raccontati in Gardens of the night non sono ambientati in Thailandia, in Brasile o in un altro paese in cui si suppone che i minori non siano tutelati. In realtà l'orrore prende corpo nel ventre della civiltà occidentale di oggi, nella moderna San Diego, in un quartiere californiano apparentemente tranquillo. Un giorno Leslie, otto anni, viene rapita da due orchi della porta accanto e viene inserita in un atroce giro di pornografia e prostituzione infantile. Unico suo amico Donnie, un bimbo di sette anni suo compagno di sventure. Il film è un lungo flashback di due giovani ormai sbandati e senza futuro, privati del bene più elementare: l'infanzia.

"L'idea per il film - ha detto il regista Damian Harris - è venuta da un cartone del latte con una fotografia, l'immagine di una bambina sorridente che non aveva la minima idea di quello che le sarebbe capitato". Successivamente Harris ha iniziato un lavoro di ricerca e documentazione durato dieci anni, durante i quali ha intervistato genitori, sopravvissuti e carnefici. Agghiaccianti le statistiche (statunitensi, eppure tristemente adattabili a qualunque paese occidentale) presentate al termine del film, secondo le quali 1 bambina su 2 ed un bambino su 7 sono destinati a subire molestie.

Quello che il film racconta è una storia di disperazione, il racconto di una ferita impossibile da rimarginare se inflitta in età infantile. Nessuna fuga in mondi fantastici né servizi sociali e neppure il ritorno alla famiglia d'origine possono liberare dal senso di sfiducia, vergogna ed annientamento. Lo stile è volutamente ellittico: non viene mostrata nessuna reale scena di violenza, a parte un tentativo di violenza da parte di un potenziale cliente/strupratore (curiosamente si tratta di Harold Perrineau, il Micheal di Lost). Davvero agghicciante è invece l'atteggiamento del rapitore di Leslie, che nonostante la prigionia si comporta sempre in maniera "gentile", fino quasi a indurre a pensare che forse non è davvero un mostro. Tremenda la scena in cui l'aguzzino Alex per consolare Leslie delle sue sofferenza la paragona a un bruco che sta per diventare una farfalla "forse che il bruco non soffre in questo cambiamento?"

Se Harris avesse rinunciato a qualche cliché, come i disegni dei bambini o le morbose scene in cui i bimbi si fanno il bagno probabilmente sarebbe stato un film perfetto. E' comunque un lavoro ben diretto e recitato, che mette il dito in una delle ferite più gravi della nostra società: l'assente tutela nei confronti dell'infanzia. Il punto di vista è quello di Leslie, uno sguardo sinistro su una realtà violenta e claustrofobica plasmata da sfruttatori cinici e perversi. Impossibile restare indifferenti.

John Malkovich è presente in un cameo: interpreta un assistente sociale evidentemente prostrato dai tanti insuccessi e dall'autodistruzione di cui è testimone.

(Mauro Corso)



Cast

John Malkovich   John Malkovich
(55 anni circa in questo film)

    Tom Arnold
(49 anni circa in questo film)

Dati Tecnici

Nazione

 

USA / Regno Unito

Regia

 

Damian Harris

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GALLERIA FOTOGRAFICA
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