Film del: 2008
Genere: Drammatico Uscito al cinema il: 08/02/2008
Il problema di un film con Moretti è che sembra un film di Moretti.
Trama:
Caos calmo è quello che ha nel cuore Pietro Paladini da quando è morta sua moglie Lara. Un giorno d’estate Lara se ne va all’improvviso, ma lui non è con lei...
Il problema di un film con Moretti è che sembra un film di Moretti. Caos Calmo ha gli stessi dialoghi, stesse situazioni tra il comico e il paradossale, stesse pause, gli stessi monologhi dei film del regista ed attore romano. Detto questo, che non necessariamente deve essere interpretato come un limite od un difetto, il film tratto dall’omonimo libro di successo di Sandro Veronesi, stenta nella prima parte a decollare, è arrugginito ed involuto su se stesso, un po’ come il suo protagonista, il Pietro Paladini a cui Nanni Moretti presta il suo fisico di splendido cinquantenne ancora in forma. Per più di 2/3 del film passa il suo tempo su una panchina di fronte alla scuola della figlia o a passeggiare per il parchetto antistante o a mangiare nel chiosco bar lì nei pressi. Vede persone, conosce gente, si organizza, verrebbe da dire, ironizzando divertendoci a parafrasare una delle più celebri battute di Ecce Bombo, se non fosse che il motivo per cui vagola per quel parchetto di una Roma luminosa e solare come poche città al mondo è un evento tragico dal quale Pietro sta cercando di trovare una via di guarigione. Ed allora è lì che Pietro vuol rimanere, vicino alla figlia il più possibile, è lì, sotto i pini, che discute con i suoi colleghi di lavoro dei problemi dell’ufficio. C’è una mega fusione in atto (l’unico vero elemento di collegamento con le realtà dei nostri giorni e i dialoghi dedicati ai delicati problemi che queste operazioni causano ai lavoratori sono tra i migliori dell’opera). Ci sono persone che dipendono da lui ora che stanzia su quella panchina e che da lui si attendono un gesto, un sorriso, anche un semplice cenno.
Il libro di Veronesi, si capisce, non è uno di quelli che si prestano con facilità ad una riduzione cinematografica, ed Antonello Grimaldi che ne dirige la sceneggiatura, scritta da Moretti in collaborazione con Laura Paolucci e Francesco Piccolo, deve fare i salti mortali per diversificare la ripetitività di quei dialoghi e monologhi interiori che impreziosiscono le pagine di un romanzo ma rischiano di annoiare lo spettatore in una sala cinematografica. Riesce solo in parte nell’impresa anche se poi, paradossalmente, le scene meno riuscite sono proprio quelle girate lontano da quel parchetto al quartiere Aventino (a partire dalle sequenze iniziali del salvataggio per finire a quelle del rapporto sessuale di cui tanto, a sproposito, si è parlato). Quello che funziona, invece, è l’alchimia tra i personaggi e i loro interpreti. Buona la Golino logorroica e prorompente, buona anche la silenziosa Isabella Ferrari dalla bellezza fatale, ottima la prova di Alessandro Gassman nei panni del fratello di Nanni Moretti. Il suo è il personaggio che, nonostante l’apparente leggerezza, è quello che più degli altri, e prima degli altri, è capace di cogliere la giusta distanza dall’evento luttuoso che è alla base di tutta la storia. L’intesa con Moretti piace e i due, insieme, formano una sorprendente coppia cinematografica.