Film del: 2008
Genere: Drammatico
Durata: 135 minuti Uscito al cinema il: 16/05/2008
...uno specchio impersonale di una realtà che di certo non necessita di iperboli...
Trama:
Tratto dal libro di Roberto Saviano, narra 5 vicende apparentemente surreali della camorra del casertano.
Vota il film!
Voto medio: 8,00
Recensione del film: Gomorra
Palazzi costruiti a metà, stazioni di servizio in disuso, cave abbandonate che sembrano antri infernali: si fa fatica a riconoscere l’Italia da questi scenari, e questo nonostante la cronaca ha portato e continua a portare quotidianamente nelle nostre case le immagini dei cumuli di immondizia che infestano il napoletano. Eppure da quella, e in quella, che parrebbe essere la quinta ideale di un dramma sulla miseria di un paese sottosviluppato prospera e fiorisce una delle organizzazioni criminali più potenti del mondo, la camorra, o il “sistema” come ormai viene definita. Una vera e propria multinazionale che diversifica i suoi affari che non si limitano alle attività “classiche” come lo spaccio di droga o lo sfruttamento della prostituzione, ma che ha trovato ben più lauti guadagni ad esempio nel riciclaggio dei rifiuti tossici o nel plagio dei modelli di alta moda. Un’organizzazione che, esattamente come le imprese occidentali, deve fare i propri conti con i “mali” della globalizzazione e dove, al loro interno, le lotte di potere non si risolvono con una “scalata” al pacchetto azionario ma con una “scissione” che presto si tramuta in una faida sanguinaria e senza pietà. Tutto questo, detto in poche parole, è nel libro di Roberto Saviano e tutto questo è riportato fedelmente nell’omonimo film di Matteo Garrone il quale, come da lui stesso affermato, si è “limitato a riprendere con semplicità la materia così visivamente potente” del libro dello scrittore napoletano.
Ed in effetti il film di Garrone, nelle 2 ore e un quarto del suo sviluppo, nel raccontare le cinque storie che pur non intrecciandosi mai scorrono parallele in un unico solco, traccia uno specchio impersonale di una realtà che di certo non necessita di iperboli che ne enfatizzino contenuti o facciano risaltare taluni aspetti. Per far scaturire quella “potenza visiva” di cui parla il regista è sufficiente riprendere gli angusti cunicoli di un complesso popolare di Scampia o farci ascoltare i farneticanti dialoghi di due giovani tra gli scheletri in cemento di un edificio abbandonato. Non è necessario ricorrere a particolari alchimie cinematografiche quando puoi raccontare di omicidi compiuti con la stessa leggerezza con la quale elimineremmo un fastidioso insetto.
La macchina da presa di Garrone segue i suoi personaggi, anzi, li pedina riproducendone i repentini e spesso scomposti movimenti, siano essi il ragazzino in cerca di gloria o il vecchio capo che parla un dialetto incomprensibile o il talentuoso artigiano che mistifica gli abiti di alta moda rendendoli identici all’originale o, ancora, il “manager” che a giustificazione dei suoi crimini si è costruito una solida filosofia sociale ad uso personale. Il regista cavalca una sceneggiatura solida che volutamente tralascia di dare equilibrio alle cinque storie che si alternano sviluppandosi come macchie che pian piano si dilatano disordinatamente, privilegiando quell’elemento di irrazionalità che sembra essere proprio del fenomeno camorra dove quell’urgenza di gerarchia, della quale invece la mafia ha fatto un caposaldo della sua forza, non è così pressante e dove il freddo calcolo convive con l’emotività più incontrollabile.
Il risultato è un film maturo e duro come la penna che lo ha scritto.