Film del: 2007
Genere: Drammatico
Durata: 104 minuti Uscito al cinema il: 07/12/2007
Opera dalla forza visionaria travolgente...
Trama:
Nei suoi sogni, Jean-Marc è un cavaliere dall’armatura scintillante, una star del palcoscenico e dello schermo, e un autore di successo: le donne cadono ai suoi piedi e finiscono regolarmente nel suo letto. In realtà è un uomo qualsiasi – impiegato statale, marito insignificante, padre fallito e fumatore clandestino. Ma Jean-Marc resiste alle tentazioni del suo mondo di sogno e decide di darsi ancora una chance nel mondo reale.
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Voto medio: 7,75
Recensione del film: L'Età Barbarica
Nell’età barbarica tutti parlano al telefonino senza però comunicare con alcuno, una sorta di babele di lingue che sembrano uguali ma sono in realtà tutte diverse. Nell’età barbarica, anche nel civilissimo Quebec, tutti portano mascherine anti-contagio e la burocrazia è l’unica forma assolutista di potere. Nell’età barbarica, dove il pranzo è un surgelato scongelato e fumare una sigaretta è diventato un reato da Santa Inquisizione, può capitare di sentire frasi del tipo: “Vent’anni di matrimonio monogamo sono nocivi come quaranta sigarette al giorno!”.
Opera dalla forza visionaria travolgente, L’età barbaricascritto e diretto da Denys Arcand, è uno di quei film così ricco di spunti che coglierli tutti è davvero difficile. Alla base della storia c’è il malessere di Jean-Marc (Marc Labrèche) in piena crisi da uomo di mezza età. Potrebbe sembrare l’ennesima trita commediola sulle disavventure del quarantenne frustrato e disilluso. Ma cosi non è perché il regista del già acclamato Le invasioni barbariche, ci rappresenta, descrivendo il piccolo uomo Jean-Marc, la crisi del sistema occidentale ormai prossimo all’implosione, quello che potrebbe essere già domani, non una preveggenza da centurie di Nostradamus. Le paturnie esistenzialiste di Jean-Marc, incapace di adeguarsi ad una società la cui tecnologia forsennata – ma anche fallace – sembra essere diventata l’unica fonte di spiritualità, potrebbero anche sembrare gli ultimi rantoli di un reazionario restio ad accettare la modernità. A sfatare questa facile soluzione bastano le allucinate sequenze del torneo medievale dove il mite Jean-Marc si trova a duellare per una nobile in cerca di marito (“Ho visto 60 volte il Signore degli Anelli” gli confessa la bella madama in quella che più che un appartamento è una vera e propria alcova.). Non è con un brusco quanto ridicolo ritorno al passato che si possono trovare soluzioni ai problemi del presente ed allora per Jean-Marc non sembra esserci altra possibilità che quella di liberarsi una volta per tutte di quei demoni sexy che visitano i suoi sogni riservandogli gli unici momenti, ma quanto fittizi, di gloria e soddisfazione. La ricerca dell’età dell’oro per Jean-Marc non può che trovare il suo termine in uno chalet disadorno davanti al mare. Sullo sfondo di un oceano dove non ci sono spiagge dorate ma umidi scogli sui quali muoversi con cautela, svaniranno quelle donne che frequentavano i suoi sogni inquieti; al loro posto un sorriso e il mite saluto di una coppia di anziani a passeggio.
Alienato come Brazil, acuto come un dramma pirandelliano, irrisolto come un romanzo di Dostojenski, sono molteplici le definizioni che potremmo affibbiare a L’età barbarica, più di tutte è sufficiente una sola parola: meraviglioso!