In tempi difficili come questi, un documentario, in realtà una via di mezzo fra divulgazione scientifica, cronaca di una protesta e viaggio filosofico, qual è Le Pere di Adamo, è una vera e propria boccata d’aria fresca. Guido Chiesa non è nuovo all’uso di questo strumento, che sia in funzione di ricostruzione storica (come Materiale Resistente) o per un tentativo di narrazione del presente (è uno degli autori di Un altro mondo è possibile), in questo caso però preferisce giocare per analogie, con accostamenti che possono sembrare azzardati al primo impatto. Vivere (e bene) con i limiti della scienza è il sottotitolo chiarificatore del film, a sottolineare che non c’è una teoria onnicomprensiva, né la garanzia che i nostri strumenti, tecnologici ma anche metodologici, siano sempre validi. Un viaggio nelle idee, si diceva, e i riferimenti sono al pensiero illuministico, al razionalismo, fino a giungere alla fisica quantistica e alla teoria matematica del caos deterministico: tutte sono utili sia alla scienza che ai fenomeni sociali. Per costruire una narrazione comprensibile in quello che rischia di essere un guazzabuglio, ci si avvale dei personaggi che sfilano nei primi minuti del film: tra questi uno scienziato disegnato in 3D, che tenta di mettere in correlazione tutti gli elementi, il meteorologo Luca Mercalli, che ci spiega letteralmente cosa sono le nuvole, alcuni artisti precari francesi che hanno aderito al movimento di protesta degli Intermittenti nel 2003. Gran parte di Le Pere di Adamo è incentrato proprio su quest’ultimo evento, certamente non l’unico o il più rappresentativo di questi anni, ma è pur vero che gli Intermittenti francesi consentono di sviscerare il tema mostrando i diversi volti di questo movimento senza manifesto. Dalle parole degli intervistati non mancano né le contraddizioni né i pareri differenti sul come e cosa fare. Durante la visione ci si chiede se si affacceranno gli altri movimenti, ormai globali, che hanno fatto discutere tanto l’opinione pubblica. Ed è la protesta dei No Tav a fare capolino, com’è giusto che sia visto l’argomento, a farci riflettere sui nostri bisogni di spazio, di consumo delle risorse, dell’urgenza di un "rallentamento". Immagini di repertorio fanno da collante, a significare che, come la grandine, i movimenti spontanei esistono da sempre e continueranno a esserci, mai uguali l’uno all’altro. Così le tempeste corrisponderebbero agli scontri di piazza, le perturbazioni atmosferiche ai primi sintomi di protesta organizzata. Le Pere di Adamo però non si ferma qui, non abbandona mai l’ottimismo grazie alle storie di persone singolari e straordinarie, come Iain McLarty, giovanissimo direttore d’orchestra e matematico, a smentire la convinzione che arte e scienza siano inconciliabili. Il merito principale di Chiesa è di essere riuscito a non essere mai retorico o pedante, tentazione sempre in agguato in questo genere di narrazioni, preparando una sceneggiatura (scritta insieme a Wu Ming 3) equilibrata e per nulla didascalica, ricca di spunti di discussione. Date le premesse, si può dire che le previsioni del tempo per Guido Chiesa sono decisamente favorevoli. L’aria serena dopo la tempesta.
(Italo Rizzo)
Curiosità:
La canzone dei titoli di coda, Go Tell The Women, eseguita dai Grinderman, il nuovo gruppo di Nick Cave, ha un testo in linea con lo spirito del film.