Film del: 2007
Genere: Drammatico
Durata: 103 minuti Uscito al cinema il: 07/12/2007
“Sono Irina Palm. Sono la migliore.”
Trama:
Maggie, una vedova poco più che cinquantenne, ha un urgente bisogno di trovare il denaro necessario per la costosa operazione del nipotino malato. Mentre cammina per le strade di Londra, posa per caso lo sguardo su un cartello con la scritta “Cercasi Hostess” e, quasi senza accorgersene, si ritrova in un sex club. Dopo aver chiarito che il termine “hostess” è solo un eufemismo, il proprietario del locale, Miki, le spiega che le sue mani delicate sarebbero perfette per il lavoro che aveva in mente…
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Voto medio: 7,17
Recensione del film: Irina Palm
“Sono Irina Palm. Sono la migliore.” E’ la frase che la protagonista pronuncia verso la fine del film, con contenuto orgoglio, a testimoniare che quando necessità impone anche il mestiere più antico del mondo ha una cifra di dignità intrinseca che prescinde dal pregiudizio e dal preconcetto.
Irina Palm, film prodotto da tedeschi, belgi, francesi persino lussemburghesi, girato a Londra e diretto da un bavarese, Sam Garbarski, non sarebbe stato probabilmente lo stesso se la sua interprete principale non fosse stata Marianne Faithfull. La ormai sessantenne attrice, cantante, autrice, caratterizza magnificamente il suo personaggio (Irina/Maggie) sin dalla camminata (per l’appunto ammirata dal suo “datore di lavoro”), dalle pause tra una battuta e l’altra, ben sottolineate dalla regia, dalla commovente e misurata rabbia quando si scontra con l’ipocrisia della società dove ha sempre vissuto. Perché, in effetti, compiere un’azione assolutamente fuori dalle regole, dirompente e scandalosa secondo l’etica corrente può farti venire il coraggio di dire cose fino a quel momento tenute nascoste e che probabilmente sarebbero rimaste tali per sempre. La Faithfull fa suo il personaggio di Irina, che non si può non amare, e ne fa un baluardo della libertà e della tolleranza senza però proclami altisonanti o squillare di trombe. Le sue armi sono un leggero sorriso ed un tono di voce mai sopra le righe. Al basso profilo del personaggio si adegua anche la regia di Garbarski il quale si ispira ad una maniera antica di girare. Le riprese sono sempre essenziali e prive di fronzoli, la narrazione segue diligentemente gli eventi in rigorosa cronologia, il taglio delle inquadrature prediligono sempre i personaggi e spesso fa uso di rasserenanti dissolvenze in nero. Insomma, la storia e i suoi protagonisti sono al centro dell’attenzione del regista che non concede spazio a virtuosismi che avrebbero potuto distrarci dalla centralità dei personaggi e delle loro interrelazioni.
Film coraggioso, era stato scritto e sceneggiato da Philippe Blasband sin dal 2003, ma che per la scabrosità di ciò che si racconta ha trovato solo dopo 4 anni i soldi necessari per essere realizzato. Si inserisce nella scia di quelle commedie sociali che hanno brillantemente caratterizzato la cinematografia di oltremanica degli ultimi dieci anni. In effetti, tanto per le tematiche che per il loro sviluppo, ricorda i film di Mike Leigh o di Ken Loach (anche se a tutti gli effetti potrebbe essere considerato il sequel ideale di The Full Monty). Film delicato dove il tono della commedia sembra comunque prevalere su quello della denuncia, film dal quale, mai come in altre occasioni, si può imparare l’arte di fare un cinema impegnato ma che faccia anche sorridere.