Film del: 2007
Genere: Drammatico / Romantico / Thriller
Durata: 124 minuti Uscito al cinema il: 26/10/2007
Un passo falso? Film troppo lungo? Pretenzioso e noiso? La vita cinematografica di Coppola non è mai stata facile
Trama:
Ambientato in Romania e in Svizzera tra il 1918 e il '56. Dominic Matei, un anziano professore di linguistica, sopravvive ad un terribile incidente e scopre di essere incredibilmente ringiovanito. Il suo rinnovamento fisico si combina con una sorprendente evoluzione intellettuale; il fenomeno attira l'attenzione degli scienziati nazisti e Dominic è costretto alla fuga. Durante il suo esilio si ricongiunge col suo amore perduto, Laura, e lavora per concludere la sua ricerca sulle origini della lingua umana. Quando i suoi studi diventano una minaccia per la vita di Laura, Dominic deve scegliere tra il lavoro e il suo grande amore.
Vota il film!
Voto medio: 5,62
Recensione del film: Un'Altra Giovinezza - Youth Without Youth
Inizia con un incubo, l’ultimo film di Francis Ford Coppola. Un incubo inquieto e delirante fatto di teschi, orologi, volti femminili deformati e di riflessi lucenti. Lincubo è quello di un Tim Roth anziano e decadente, che si risveglia sul suo letto madido di sudore, come Martin Sheen all’inizio di Apocalypse Now.
Questo risveglio inquieto ed allucinato somiglia molto a quello di Coppola stesso, tornato sugli schermi dopo un sonno durato quasi un decennio. Questa volta ciò che il regista americano propone è Un’altra giovinezza. Storia astratta e simbolica di Dominic Matei, un uomo anziano che viene folgorato da un lampo ed invece di morire si ritrova più giovane, pieno di vitalità e, soprattutto, carico di energia elettrostatica.
Al personaggio messo in scena dal cineasta una vita non basta per finire quello che iniziò quando era giovane e non basta neanche per colmare l’angosciante vuoto di un fallimento. Per questo Coppola dà un'altra via d’uscita, un'altra alternativa alla sua catastrofe esistenziale: la resurrezione. Il regista di Apocalypse Now gioca così con simboli e figure, tentando non solo di ridare vita al suo personaggio, ma anche di reinventare se stesso come artefice di immagini.
Malgrado questi intenti Dominc Matei è destinato a perdere e la vicenda, che si dipana in un arco temporale di quasi venti anni, da prima della seconda guerra mondiale fino alla fine degli anni cinquanta, rimane, comunque, insoluta per il nostro.
Il personaggio di Tim Roth cerca di portare avanti il suo progetto di quando era giovane: quello di scrivere un libro sugli inizi della coscienza umana e soprattutto del linguaggio. Studia così il cinese, il sumero, il babilonese, quasi fosse per lui un ossessione, lasciando persino andare la sua amata. Nella sua seconda vita reincontra la donna, stesso viso, stesso corpo, ed è proprio lei che gli porta la soluzione a quell’assurdo rompicapo. L’antica fiamma comincia a vivere vite passate, addirittura di millenni prima, parlando lingue incomprensibili che solo lui e pochi altri hanno studiato, donandogliele quasi come un puro atto d’amore.
Con questi elementi Coppola fa un discorso a trecentosessanta gradi, parlando di vecchiaia, giovinezza, nazisti, cariche elettrostatiche, amori, fallimenti, ossessioni, fino ad arrivare al vero punto cruciale del film: il liguaggio. In questo senso il regista cerca solo di continuare un discorso iniziato migliaia di anni fa e di cui noi siamo solo dei portavoce, dei corridori di passaggio, pronti a consegnare la nostra fiaccola a qualcun altro che verrà in futuro.
Un passo falso? Film troppo lungo? Pretenzioso e noiso? La vita cinematografica di Coppola non è mai stata facile e con questo ritorno lo sarà ancora meno, dovremmo comunque continuare da apprezzarlo principalmente per una delle cose che ogni cineasta dovrebbe avere, il coraggio di rimetteresi continuamente in gioco.