Uno può dire: facile fare un film con a disposizione l’intero patrimonio musicale che hanno lasciato i Beatles. E invece è quanto di più difficile prendere quelle semplici (ma straordinarie) canzoni pop e tirarne fuori un lavoro che riesca a rendere l’importanza di quello che hanno saputo fare quei quattro ragazzi di Liverpool.
Dire che Julie Taymor sia riuscita a rendere quel senso è poco, perché la regista americana ha fatto molto di più. Partendo proprio dai testi, ha creato una storia che ci racconta, attraverso la vita di sei ragazzi, una delle pagine più belle (la contestazione) e allo stesso tempo più tragiche (il Vietnam, la morte di Martin Luther King) della storia americana. E nello stesso tempo ci fa capire la rivoluzione che i Beatles hanno condotto nella storia della nostra cultura popolare.
Il film è un musical, nel senso che i personaggi quasi sempre parlano per bocca di Paul, John e George (le poche canzoni scritte da Ringo non sono state utilizzate), ma allo stesso tempo è un film che esce fuori da quella categoria per rientrare in un qualcosa di universale, che lascia a bocca aperta.
Durante tutto il racconto sono infiniti i rimandi a qualcosa di precedente (Grease, The Wall e ovviamente Hair), ma la resa visiva è totalmente originale. In una storia che mescola i Beatles con Hendrix e Janis Joplin (ma la musica è sempre quella dei fabolous four) e che si sposta dal grigiore di Liverpool ai colori della Summer of Love americana c’è il dolore della perdita, le speranze disattese, la lotta, l’amore e tant’altro.
E poi c’è Let it Be con il concerto da sopra il tetto, c’è il Magical Mistery Tour, c’è “Sgt.Pepper” e c’è tutta la magia di quelle melodie universali che i Beatles ci hanno regalato. Tant’è che alla fine viene da chiedersi: ma come hanno fatto a non sbagliarne una?
E come ha fatto a non sbagliare una sola cosa Julie Taymor e tutti quelli che hanno lavorato con lei, creando un film perfetto? Across The Universe è destinato a rimanere nella storia accanto ai quei film che abbiamo citato prima e che, in un modo o nell’altro hanno “disegnato” il nostro immaginario di spettatori. Se a tutto questo aggiungiamo i camei di Joe Cocker (strepitoso!), Bono nei panni di un Dr. Robert visionario e la bravura di tutti gli attori nel reinterpretare, senza paura, dei brani “intoccabili”, c’è da rimanere senza parole. Anzi no, una parola c’è che può descrivere il tutto: Capolavoro!