Film del: 2007
Genere: Drammatico / Guerra
Durata: 120 minuti Uscito al cinema il: 30/11/2007
Il film – girato con uno stile asciutto ed essenziale - trova la sua completa compiutezza nel delineamento dei personaggi
Trama:
Un soldato appena rientrato dall'Iraq, scompare misteriosamente. Il padre, un ufficiale di carriera, insieme ad una detective inizia ad indagare cercando di ritrovare il figlio.
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Voto medio: 8,00
Recensione del film: Nella Valle di Elah
Paul Haggis, il regista del premiato Crash – Contatto fisico, nonché uno degli sceneggiatori più amati di Hollywood (Eastwood è il suo più grande estimatore) presenta a Venezia In The Valley Of Elah, il suo secondo lungometraggio dietro la macchina da presa.
Il film, ispirato ad una storia vera, racconta le vicissitudini di un padre (Tommy Lee Jones) alla ricerca del figlio tornato dall’Iraq per poi scomparire un sabato sera dopo un’uscita con altri commilitoni. Anche Haggis, dunque, affronta il tema della guerra in Iraq scegliendo l’ottica più intima, e più disperata, di un padre che tenta di far luce sulle ultime ore di vita del proprio figlio e quella più squisitamente sociale dei reduci dopo il loro ritorno a casa da un’esperienza che li segnerà per il resto della loro esistenza.
Il film – girato con uno stile asciutto ed essenziale - trova la sua completa compiutezza nel delineamento dei personaggi che la penna dell’Haggis scrittore disegna con estrema profondità ed illuminante decisione. Ogni battuta, ogni più riposta sfumatura, ogni piccolo particolare tratteggiano i personaggi affidando loro un penetrante valore emblematico. Quando il plot si affida così tanto alla forza significante dei protagonisti, i loro ruoli necessitano di interpreti d’eccezione. Ed è il caso di questo film che trova negli attori (oltre al citato Tommy Lee Jones, anche Susan Sarandon nello stesso tempo grave e leggera e Charlize Theron capace di dare nobiltà ad un ruolo “normale), gli strumenti ideali per far rilucere al meglio una già solida e coerente scenggiatura la quale Haggis ha voluto questa volta rendere piana e scorrevole, senza iperboli temporali. Di incoerente e tragicamente sorprendente c’è invece la storia che si racconta. Vicenda nei confronti della quale ognuno si rapporta con la lente delle proprie personali esperienze e convinzioni e i risultati che scaturiscono sono forse più sorprendenti della storia stessa. Ed allora è più facile per il padre ex militare, reduce del Vietnam, convinto assertore delle virtù educatrici della vita da caserma, accettare motivazioni che rientrino in quegli schemi entro i quali ha sempre navigato anzi, paradossalmente, è quasi lui a suggerirle, in uno dei momenti decisivi della narrazione. Nella Valle di Elia , ci sarà, per lui, sempre un Davide pronto a tirare la fionda contro il gigante cattivo ma quella bandiera che nel finale sventola capovolta (“E’ una richiesta di aiuto” spiega nelle prime sequenza del film “Sta a significare che il Paese è spacciato”) è forse il segnale di una nuova consapevolezza e di un’apertura che superi gli angusti confini di un’altana affacciata su una trincea.