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Cleopatra

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FESTIVAL

Festival di Venezia 2007
Fuori Concorso ed Eventi Speciali

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Cleopatra

(Cleópatra)

Film del: 2006     Genere: Drammatico
Durata: 116 minuti   



Trama:

Tutti i grandi di Roma si sono inchinati di fronte a Cleopatra e alla sua bellezza, pagando il prezzo più alto per aver tentato di conciliare la dinastia di Alessandro Magno e la più giovani dinastie della città "Caput Mundi".



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Recensione del film: Cleopatra

Julio Bressane in questa pellicola di sapore egizio-brasiliana ritorna a uno dei personaggi più emblematici dell’antichità, la regina erede della dinastia di Tolomeo a cui si inchinarono i personaggi più potenti dell’epoca, fra cui il divo Giulio Cesare.
Secondo l’interpretazione di Bressane Cleopatra avrebbe cercato di unire, grazie alla sua educazione cosmopolita e alla sua raffinatezza ben al di là dei suoi anni, aspetti fino ad allora inconciliabili: la cultura ellenica ed “orientale”, Atene ed Alessandria, l’elemento maschile e femminile, il solare e il lunare.
Per meglio sottolineare questa ricerca, Bressane si affida molto ai dialoghi e al confronto fra l’energia magnetica della regina ed il prestigio regale dei vari imperatori che si succedono. Questi ultimi sono infatti incantati quasi “stolidamente” dalla sapienza di Cleopatra e ancora di più dalle sue forme (elargite peraltro con grande generosità sullo schermo da Alessandra Negrini, che non esita a mostrare in primo piano “il bel fiore origine di tutto”).
Gli sfondi del resto non danno il senso di una puntigliosa ricostruzione storica, sospesi come sono in una dimensione kitsch a metà fra ambientazione da casinò e villaggio vacanze di secondo ordine. Il ritorno di Cesare a Roma è rappresentato da un telo rosso sovrastato dall’aquila imperiale, nelle intenzioni una vela ripresa in dettaglio. Più interessanti sono alcune scene in esterni, lungo una scogliera in cui vengono strategicamente collocati cuscini, tappeti ed altri oggetti per la comodità di personaggi di così alto lignaggio.

Sfortunatamente la forma così rigorosamente teatrale non aiuta Bressane, nonostante qualche guizzo di originalità nel montaggio sonoro. In una scena in particolare, al termine di un monologo Cesare si avvicina troppo alla macchina da presa fino a sfiorarla con il petto. In quel momento si può ascoltare il suo battito cardiaco, che gradualmente sfuma fino a diventare il calpestare furioso di cavalli guerrieri. Ciottoli in caduta libera rappresentano imperi in disfacimento. Altre volte vengono usati suoni di difficile identificabilità. Talvolta, l’effetto è involontariamente comico. Poco credibili anche molti dei dialoghi fra cui la battuta di Cesare (degna di diventare memorabile): “Il mondo si chiama mondo perché è immondo”.
La recitazione è fin troppo teatralizzata, volutamente istrionica e punteggiata da ampi gesti che sarebbero non del tutto accettabili sul palcoscenico e quindi risultano buffoneschi sul grande schermo. Forse con l’ausilio di questi elementi il regista ha voluto rappresentare il disfacimento di due grandi imperi grazie alla parabola dei loro regnanti, ma in questo modo emerge un lavoro che si trascina stancamente e con scarsa lucidità.

(Mauro Corso)



Cast

    Alessandra Negrini
(36 anni circa in questo film)

... Cle?patra

    Bruno Garcia
(36 anni circa in questo film)

... Marco Ant?nio

    Miguel Falabella
(49 anni circa in questo film)

... J?lio C?sar

Dati Tecnici

Nazione

 

Brasile

Regia

 

Júlio Bressane

Sceneggiatura

 

Júlio Bressane

Fotografia:

 

Walter Carvalho

Produzione:

 

Grupo Novo de Cinema e TV

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GALLERIA FOTOGRAFICA
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