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Andarilho

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FESTIVAL

Festival di Venezia 2007
Concorso sezione Orizzonti

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Andarilho

(Andarilho)

Film del: 2007     Genere: Documentario
Durata: 81 minuti   



Trama:

Tra Montes Claros e Pedra Azul, nel nordest di Minas Gerais, tre vagabondi solitari percorrono tragitti differenti, mettendosi in relazione, ognuno a modo suo, con gli elementi di un mondo dove tutto è transitorio.
A partire dal costante movimento dei suoni e delle immagini, propone una riflessione sulla vita come luogo di semplice passaggio.



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Recensione del film: Andarilho

Il viaggio nella solitudine di Cao Guimarães continua, dopo aver indagato sull’eremitismo (con A Alma Do Osso), al fianco degli andarini che si muovono lungo le strade brasiliane.
La camera fissa e la dissertazione sull’esistenza o meno di Dio, sulla morte e sugli spiriti esposta dal primo clochard, rimandano subito la visione di una vita fatta di stenti, magari scelta solo come via d’uscita da situazioni insostenibili.
L’attenzione del regista si sofferma in tutto su tre viandanti, simili nella trasandatezza dell’aspetto e nello sguardo triste, differenti per la piega che, volenti o nolenti, hanno deciso di imprimere alle loro vite, per il percorso intrapreso e, inevitabilmente, per la meta cui giungeranno.
Non è dato sapere perché si sono “ridotti” in quel modo, se è stata una scelta voluta o accidentale. Il regista si limita a riprendere tutto con dovizia di particolari, registrando il suono in presa diretta, facendo primi piani ed evitando abbellimenti di ogni genere.
La strada che i tre percorrono, è spesso buia, poco trafficata, in salita. Le ombre che li seguono si allungano nella nebbia che sovrasta gli alberi. La solitudine profonda fa ricercare svaghi infantili, semplici ma solitari: un canale pieno d’acqua sul quale si cerca di restare in bilico, un cartellone pubblicitario che viene dondolato a mò di culla, restituiscono per un attimo la tranquillità e la spensieratezza dell’infanzia.
Le musiche non sono altro che i rumori della notte, un sottofondo cupo che viene distorto ed estremizzato. Nei loro vaneggiamenti la ricerca di un essere supremo, cui imputare le colpe di tutto, verso cui inveire e con cui potersi sfogare, gli andarini lasciano intravedere tutte le loro debolezze.

Loro compagna di viaggio è una sorta di lucida la follia. Le parole restano mute, non si sentono, sono come una litania che non può essere ripetuta né capita. Restano sulle labbra e non arrivano all’orecchio di chi ascolta, forse perché non si potrebbero capire, non avrebbero senso in un mondo sordo ai bisogni dei più deboli.
Dopo tanto parlare quel dio invocato, improvvisamente, “risponde” ed allora il dialogo non riguarda più lo spettatore. Il cielo si squarcia e un timido raggio di sole si fa avanti.
Le riprese vengono effettuate in controluce, per dare loro più forza evocativa. Tutto si sfuma, evapora. Lo sguardo non riesce a distinguere le diverse forme.
Solo lo scorrere di ombre sui muri dicono che il viaggio continua, che si andrà avanti finchè se ne avrà la forza, fra l’indifferenza di tutti e la solitudine di chi si ritrova ogni giorno e ogni notte su una strada che scorre dritta, parallela alla vita “normale”, che non incrocerà mai.

(Teresa Lavanga)



Cast

Dati Tecnici

Nazione

 

Brasile

Regia

 

Cao Guimarães

Sceneggiatura

 

Cao Guimarães

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GALLERIA FOTOGRAFICA
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