Film del: 2007
Genere: Drammatico / Poliziesco
Durata: 108 minuti Uscito al cinema il: 01/02/2008
Trama:
Due fratelli con problemi economici chiedono aiuto, per motivi diversi, al ricco zio che in cambio pretende che loro commettano un omicidio su commissione.
Non è dato sapere se questo Sogno di Cassandra chiuderà la trilogia inglese di Allen sul peccato, l’espiazione, il senso di colpa e soprattutto il prezzo da pagare per i propri crimini. I tre personaggi che hanno caratterizzato questo percorso, Chris Wilton (Match Point), Peter Lyman (Scoop) ed ora Ian sono tutti accomunati dall’omicidio come esigenza di crescita sociale. La continua ricerca del bene materiale può, anzi deve, passare sopra a qualunque altra cosa. Se nei primi due film questo cammino si snodava per poi dividersi al bivio tra punizione ed assoluzione mostrando le due facce della stessa medaglia, qui ci troviamo di fronte a tutti gli stilemi della tragedia greca.
Abbandonata la musa Scarlett Johansson, Allen si affida ad una inedita coppia british formata da Colin Farrell ed Ewan McGregor, improbabili fratelli agli antipodi, una sorta di Giano bifronte l’uno a rappresentare la coscienza e l’altro la totale mancanza di scrupoli. Non a caso il primo ha mantenuto la sua estrazione prettamente proletaria, mentre l’altro è preso dalla sua vita rampante alla continua ricerca di quel qualcosa in più che forse sarà sempre al di là della sua effettiva portata; ed è proprio questa ricerca che lo porterà ad accettare tutta una serie di quelli che lui potrebbe definire dei “compromessi”, ma che in realtà sono ben di più.
Allen non rinuncia ad inserire qui è là qualche tocco di commedia per stemperare l’incombente tragicità della vicenda, che diviene chiara allo spettatore dopo poco tempo e che il cineasta non fa nulla per nascondere. “Cassandra’s Dream” è il nome della barca che i due fratelli hanno sempre sognato, ma è anche lo strumento con cui si traghettano nell’Ade le anime, come era stato in Scoop il proscenio per l’ultimo atto della commedia.
Allen quindi ribadisce ancora una volta, nella sua necessità di portarci sempre e comunque un film l’anno, i concetti del dittico precedente, ma proprio per questo, e per il linguaggio molto classico, non è incisivo come nel passato. Resta però la sua incredibile capacità di scegliere e governare un cast di primissimo livello, peccato che non si sia ritagliato un ruolo – come fu per il “magnifico” Splendini – che avrebbe dato un po’ più di respiro al dramma.