In una sala cinematografica, una famiglia “normale” guarda l’avventura spaziale dei cartoni preferiti. Ad un tratto il papà si alza, arrabbiato, e dichiara: “perché pagare il biglietto del cinema, quando posso guardare gli stessi personaggi in televisione?”. Quel papà è Homer Simpson che, sfacciato come al solito, non si rende conto che questa volta, sul grande schermo, ci è finito lui.
Dissacrante, caustico, irriverente e tanto blasfemo quanto basta per solleticare l’appetito; così si presenta, fin dai primi fotogrammi, l’Homer più famoso del mondo nella sua versione extra large per il grande schermo. Dopo quasi vent’anni, e 400 puntate TV, ce l’hanno fatta: I Simpson, oltre ad essere “la migliore serie televisiva del ventesimo secolo”, come l’ha definita il Times, approdano al cinema.
In questa lunga avventura cinematografica, a parte maiali sdraiati sul divano o che si arrampicano sui muri e a parte il divertente motivetto di “Spider-pork”, Homer compie il peggiore sbaglio della sua vita. Il suo disinteresse per tutto ciò che è altro rispetto a birra e ciambelle mette a repentaglio non solo l’esistenza della sua famiglia, ma di tutta Springfield. Partendo dalle sue solite “sviste” delude Lisa, allontana Bart, trascura Marge e, ancora una volta, si dimentica di Maggie. Eppure, quest’uomo, che incarna tutto quanto di riprovevole, politically scorrect e intollerabile c’è al mondo, riesce a catturare comunque la simpatia di tutti, con un sorriso, una battuta o una delle sue strampalate trovate.
A quanti si chiedono se il lungometraggio è all’altezza degli episodi televisivi, rispondiamo subito, entusiasti, di sì, eccome! Iniziare con Grattachecca e Fichetto è geniale, continuare con citazioni di film quali Titanic e Independence Day e concludere con guest star del calibro dei Green Day (che eseguono addirittura il tema dei Simpson), Tom Hanks, Hilary Clinton e Arnold “Terminator” Schwarzenegger è una vera “homerata”.
I “gialli” più famosi del mondo, con le loro teste strane, i capelli esagerati e gli occhi che quasi schizzano fuori dalle orbite, vengono riproposti in una storia nuova e accattivante, che si discosta dalle puntate televisive solo per la realizzazione (molto più lunga e faticosa) e la particolare cura dei dettagli, non certo per la genialità. Restando fedele allo spirito della serie, non modificando in alcun modo i personaggi, il film della famiglia più strampalata di Springfield riesce a far ridere la vasta platea che, pur di vederlo, per una volta, ha deciso di lasciare a casa la birra Duff, rimettersi i calzoni, non scoreggiare e andare al cinema.