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4 Mesi, 3 Settimane e 2 Giorni

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FESTIVAL

Festival di Cannes 2007
Film in Concorso

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4 Mesi, 3 Settimane e 2 Giorni

(4 Luni, 3 Saptamini si 2 Zile)

Film del: 2007     Genere: Drammatico
Durata: 113 minuti   Uscito al cinema il: 24/08/2007   


Uno stile che imita quello dei fratelli Dardenne, ma nasce da una capacità di scrittura, e soprattutto di recitazione, sorprendenti


Trama:

Otilia e Gabita sono due studentesse. Abitano insieme in una casa di Bucarest. Gabita è incinta, ma decide di abortire. Con l'amica si reca da un certo Signor Bebe, che pratica aborti clandestini in un hotel. Quando si tratta di pagare, però, il sedicente dottore rifiuta il denaro, vuole essere pagato in natura



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Voto medio: 7,14

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Recensione del film: 4 Mesi, 3 Settimane e 2 Giorni

Di primo acchito, qualsiasi critico cinematografico, qualsiasi cinefilo di buon appetito, rileverebbe in 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni , l’impronta digitale di un cinema barricadiero e in presa diretta sulla realtà. Il racconto dell’organizzazione e realizzazione di un aborto in Romania, sotto Ceacescu (nel 1987), è guidato da uno sguardo apertamente semidocumentario che segue i protagonisti con l’aria allo stesso tempo stordita e ininfluente di cui è in possesso un ascoltatore invisibile e silente. Il tempo del racconto coincide con quello dello spettatore. I luoghi sono interni di dormitori e albergoni comunisti e micidiali periferie riprese dal vero. Gli attori (che hanno la stessa età che aveva il regista negli anni in cui ambienta la storia) sembrano recitare qualcosa che conoscono per averla vissuta da vicino. Primo di una serie intitolata con un umorismo disperato, “Racconti dell’età d’oro”, il film di Mungiu è sin dall’inizio immerso fino al collo in una società perseguitata dal sospetto e incalzata dalla tragedia di risolvere con stratagemmi ogni piccolo o grande problema della quotidianità: dal comprare delle sigarette (al mercato nero) a quello di interrompere una maternità non desiderata in un regime governato da un dittatore che ha con durezza messo fuori legge gli aborti.

E’ un mondo innanzitutto segnato da una diffusione universale del malumore (trattare ad una reception d’albergo una camera non è un’ impresa adatta per chi non abbia nervi saldi). Il bello, però, è quando la negoziazione (l’atto più diffuso in tutto il film, come ha giustamente scritto “Variety”) si sposta all’interno di quella camera, là dove la ragazza che deve abortire e l’amica che l’assiste con dedizione e solidarietà incondizionate, si ritrovano con il medico (medico?) che si è prestato a eseguire clandestinamente l’interruzione. E’ una scena lunga e dalla tensione quasi insostenibile

Perché? Perché Mungiu, in un dialogo triangolare costruito con dosi di violenza, paura, umiliazione e lusinga che si alternano magistralmente, vuole raccontare che ciò che vuole quel medico non è denaro ma sesso. Vuole farsi tutte e due le ragazze. In cambio di un aborto. Quell’occhio, dunque, si avvale di una scrittura dal sottotesto agghiacciante. C’è solo una cosa peggiore della mancanza di libertà. Il male che si abbatte sulle vittime inermi che sono esposte da tale mancanza all’ingiustizia più atroce. Inutile raccontarvi come va a finire la negoziazione (peggio di quello che immaginate, in ogni caso).


Dunque, ecco la vera sorpresa di Cannes (che ha confermato la presenza di un interessantissimo focolaio di cinema in Romania): quello del film vincitore è uno stile che imita quello dei fratelli Dardenne, ma nasce da una capacità di scrittura, e soprattutto di recitazione, sorprendenti. Tutta la scena in albergo potrebbe essere un pezzo di teatro. Le due giovani interpreti, Annamaria Trinca e Laira Vasiliu, affrontano l’abuso e l’umiliazione con una disperazione ed un coraggio, attoniti, che rimangono in testa per ore. Il medico (medico?) stupratore, Vlad Ivanov, è un trafficante tanto libidinoso quanto abile, ancor più memorabile. C’è attore più bravo di quello che finge di essere preso dalla strada senza esserlo?


Non è l’unica scena memorabile del film. C’è una lunga inquadratura (straordinaria) che incornicia una delle due ragazze in una cena a casa dei genitori del fidanzato mentre è sulle spine per la sorte dell’amica, c’è un finale (buio, buio profondo) in cui lo stesso personaggio erra per la periferia più nera e triste del mondo per abbandonare il feto venuto alla luce (e scrutato già in una precedente inquadratura in primo piano sul pavimento del bagno dell’albergo: è una scena che ha fatto inorridire anche i più tosti: ma non si capisce perché dovrebbe essere più scandalosa dell’abuso che l’intero film racconta).


E soprattutto c’è un finale da maestro dove le due ragazze, divise da una tavola, nell’albergo più triste che abbiate mai visto, si confessano e una delle due capisce di essere stata, in fondo, sfruttata, dall’apparente fragilità dell’altra. E’ l’ultimo, sorprendente, colpo di scena del film. Altro che cinema documentario, altro che realismo televisivo e digitale. Mungiu deve conoscere bene il re della drammaturgia degli anni ’70, Fassbinder, che sapeva meglio di chiunque altro che non c’è niente di più efficace, per usare le persone, che servirsi dei loro sentimenti. C’è qualcosa che è più forte della repressione poliziesca di un regime. Qualcosa di più gelido e letale per sfruttare le persone: l’amore.

(Mario Sesti)



Cast

Anamaria Marinca   Anamaria Marinca
(29 anni circa in questo film)

... Otilia

Laura Vasiliu   Laura Vasiliu

... Gabita

    Vlad Ivanov

... Dott. Bebe

    Alexandru Potoceanu
(23 anni circa in questo film)

... Adi

Home Video

Anno di uscita in home video: 2008

Distribuzione: Lucky Red

Formati audio: Dolby Digital 5.1

Formati video: 2.35 : 1

Dati Tecnici

Nazione

 

Romania

Regia

 

Cristian Mungiu

Sceneggiatura

 

Cristian Mungiu

Fotografia:

 

Oleg Mutu

Colonna Sonora

 

Titi Fleancu

Produzione:

 

Mobra Film

Distribuzione:

 

Lucky Red

Distribuzione Home video:

 

Lucky Red

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GALLERIA FOTOGRAFICA
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