.............................. SITO UFFICIALE 1 ..............................
Disturbia
(Disturbia)
Film del: 2007
Genere: Thriller
Durata: 104 minuti Uscito al cinema il: 17/08/2007
Togliendo Hitchcock e i preconcetti, un thriller che supera agevolmente la sufficienza.
Trama:
Moderna rivisitazione della Finestra sul Cortile. Il giovane Kale si trova agli arresti domiciliari e annoiato inizia a guardarsi intorno. Si convince così che il suo vicino sia un serial killer.
Dopo la deludente riuscita del film del ’98, interpretato dal compianto Christopher Reeve, ci si riprova, e si rimettono le mani su un capolavoro del passato che forse vorrebbe soltanto starsene in pace, impresso per sempre su qualche DVD o passando, di tanto in tanto, sugli schermi di qualche cineclub sperduto. Provare a ricreare le atmosfere, e tutto il resto, presenti nella Finestra Sul Cortile non è impresa da poco. Primo, perché Hitchcock è Hitchcock. Secondo perché può risultare impietoso il confronto tra un capolavoro del passato e la sua moderna copia (e questo è un caso generale).
Disturbia (notare la finezza della non traduzione che umanamente in Italiano non può essere capita perché il termine “suburbia” non esiste), riesce però ad uscire dall’impasse in maniera eccellente: non essendo, praticamente, un remake. Se nel capolavoro di Hitchcock c’erano dei sottotesti disseminati per tutto il film, ben più complessi del semplice racconto cinematografico di un omicidio, in Disturbia questi “piani sfalsati” non compaiono praticamente mai, o almeno così sembra.
Sarebbe come dire che La Finestra Sul Cortile di Hitchcock sia ispirato a Le Voci di Dentro di Eduardo perché lo spunto iniziale è lo stesso. Ovviamente non basta così poco per poter definire un film: remake. Tanto più che ad un certo punto della storia dalla Finestra… sembra si entri direttamente in una ripresa di The Hitcher. E qui il paragone con un film del passato sembra forse più calzante.
Eppure, a prescindere da tutti i rimandi o i paragoni, Disturbia non è un brutto film, anzi ha il ritmo giusto per thriller del genere. E se piano piano la tensione sale è sicuramente merito della mano di D.J. Caruso, il regista, che sembra saperci fare. Se i riferimenti alla moderna tecnologia (telefonini, telecamere) sono pertinenti ma rischiano di far diventare il tutto un ulteriore reality (e anche questa potrebbe essere una chiave di lettura), è pur vero che, come succede perlomeno nel settanta per cento dei film del genere, ad un certo punto della storia gli interpreti principali diventano dei supereroi o degli stereotipi, per cui Kale si scopre quasi ingegnere aereospaziale, architettando un complesso sistema di comunicazione, Ronnie, il compagno “scemo” rivela doti di un coraggio che sembra quasi “cinematografico” e Ashley, la ribelle stanca della vita, è invece soltanto una ragazza dal cuore tenero che ha bisogno d’amore.
Eppure in tutto questo, accertata la facile sufficienza ottenuta dal film, rimane comunque la domanda che dall’inizio ci ronza nella testa: che fine ha fatto Alfred Hitchcock?