Film del: 2007
Genere: Drammatico
Durata: 100 minuti Uscito al cinema il: 20/04/2007
Scritto bene, girato con il giusto dosaggio di dramma e leggerezza, lasciando il dolore sempre fuori dallo sguardo dello spettatore
Trama:
Accio è la disperazione dei suoi genitori, scontroso e attaccabrighe, un istintivo col cuore in gola che vive ogni battaglia come una guerra. Suo fratello Manrico è bello, carismatico, amato da tutti ma altrettanto pericoloso... Nella provincia italiana degli anni '60 e '70, i due giovani corrono su opposti fronti politici, amano la stessa donna e attraversano, in un confronto senza fine, una stagione fatta di fughe, di ritorni, di botte e di grandi passioni. E' un racconto di formazione dove sfilano quindici anni di storia d'Italia attraverso le avventure di Accio e Manrico, due fratelli diversi ma non troppo.
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Voto medio: 7,59
Recensione del film: Mio Fratello è Figlio Unico
Verso la conclusione del suo splendido “Viaggio al termine della notte” il romanziere e giornalista francese Louis Ferdinand Céline scriveva che “Tutto quello che è interessante accade nell'ombra, davvero. Non si sa nulla della vera storia degli uomini”. Lo diceva parlando della Grande guerra, dell’Africa coloniale e delle desolate periferie parigine e così facendo raccontava “la storia del mondo”. Per la storia d’Italia, quella di chi crebbe negli anni ’60 e ’70 e che ora ha in mano le redini del nostro Paese, forse sarebbe potuto partire da due fratelli di Latina: Accio e Manrico. Lì dove Mussolini portò tanti contadini del nord a vivere ed in cui il fascismo rimane tuttora visibile in ogni piantina della città, diventare di destra era più facile, nonostante le idee di quelli che poi diventeranno sassantottini erano dietro l’angolo.
Accio il fascista, Manrico il comunista. Sarebbe questa la semplificazione cui sarebbe facile ricorrere per sintetizzare i due personaggi. Così non è: Daniele Lucchetti, il regista, non schiaccia i suoi personaggi sulla storia, facendoli diventare emblemi di una qualsiasi ideologia, ma li rende tridimensionali, vivi di luce propria. Il passato del nostro Paese scorre, ma è uno sfondo su cui si muovono giusto le ombre dei protagonisti, i contorni più facilmente definibili. Perché a guardarli in viso, si scopre il loro bisogno di trovare il proprio posto nel mondo. E così i due non sono antitetici, ma complementari, se non sovrapposti, tanto che a poco a poco Accio parla per entrambi, diventando l’unico protagonista. Incompreso tanto dalla famiglia che dai “camerati” e abbandonato in una cascina piemontese dai “compagni”, il suo è un percorso sofferto perché non ha mete precise. Un’istruzione da geometra quando voleva fare il latinista, un amore quasi a metà col fratello, una voglia di stare con “gli ultimi” che non trova soluzione.
Echi della Meglio Gioventù, non solo per la presenza di Rulli e Petraglia tra gli sceneggiatori (che si aggiungono allo stesso Lucchetti) o di Riccardo Scamarcio nel cast, ma anche e soprattutto per la riuscita intenzione di tagliare trasversalmente i luoghi comuni del nostro passato per renderci più vicino e comprensibile il presente. Forse per cominciare ad affrontare le problematiche quotidiane e scrollarci di dosso termini anacronistici come “fascisti” e comunisti”, ma ancora ricorrenti nel linguaggio dei nostri politici, film come questi possono far qualcosa.
Scritto bene (ispirato a grandi linee dal libro “Il fasciocomunista” di Antonio Pennacchi) , girato con il giusto dosaggio di dramma e leggerezza, lasciando il dolore sempre fuori dallo sguardo dello spettatore (giusto il finale si fa più intenso) così da evitare la facile emotività di un occhio morboso, Mio Fratello è Figlio Unico è inoltre sorretto da un ottimo pacchetto di attori. Su tutti brilla la bravura di un Elio Germano davvero intenso, ma da citare sono anche le interpretazioni di un Angela Finocchiaro sempre più a suo agio con i ruoli drammatici e un Luca Zingaretti bravo e credibile (anche grazie ad una fisionomia da simil-Mussolini) nella parte del neofascista. Insomma, un bel film in tutti i suoi aspetti,il cui merito principale è il voler portare non una riflessione, ma a riflettere.
(Andrea D'Addio)
Curiosità:
Nonostante il titolo riprenda una famosa canzone di Rino Gaetano, questa non è presente nella colonna sonora. Lucchetti l'ha scelto a fine riprese, grazie ad un ascolto fortuito sul suo I-pod.