Nel terzo film della trilogia, che nelle intenzioni dovrebbe riuscire a descrivere la sua patria attraverso tre diverse classi sociali, Per Fly cambia nuovamente registro narrativo. Dopo aver parlato dei poveri nella Panchina e delle nuove dinastie di ricchi rampolli nell'Eredità, il regista danese si dedica, ora, alla sua stessa classe sociale, la classe media. Appare quasi anacronistico parlare di “classi sociali” in un’epoca in cui crollano tutte le certezze e le distinzioni, in cui la società tende a fondersi e confondersi per poi spaccarsi e ricomporsi in modo nuovo, eppure, Gli innocenti riesce più di altri film, a rimandare uno spaccato tragicamente reale e attuale della società occidentale.
Le dolorose esperienze del terrorismo, con ogni loro sfaccettatura, si affacciano, anche se trasversalmente, in questa pellicola dal sapore amaro, che parla soprattutto di vecchiaia, di voglia di giovinezza, di ideali perseguiti e forse traditi. Il protagonista, ancora una volta il bravissimo Jesper Christensen, ha da poco superato i 50 anni, è un uomo colto, che non ha smesso di credere in un futuro migliore, ma che è insoddisfatto della vita che si è costruito. Negli occhi della giovane amante Pil, trova quella scintilla che lui ha perso, quella voglia di cambiare il mondo, per renderlo migliore, che lui si è lasciato, melanconicamente alle spalle.
Ma cosa è il terrorismo? Cosa distingue un terrorista da uno che lotta per una giusta causa? E quali sono le “giuste cause”? E’ difficile dare una risposta definitiva a queste domande, perché mai come in questo caso, tutto è relativo, tutto dipende dal punto di vista dal quale si sceglie di guardare. Inoltre, non esiste un solo tipo di terrorismo. C’è il terrorismo praticato da gruppi sovversivi che lascia a terra vittime innocenti ricoperte di sangue e calpestate nella loro dignità, ma c’è anche il cosiddetto “terrorismo psicologico”, assolutamente non paragonabile al primo, ma che si ritrova spesso nella vita quotidiana.
Gli Innocenti affianca proprio questi due tipi di terrorismo: Pil è una ragazza impegnata socialmente, che ha degli ideali forti che vuole vedere realizzati; fa di tutto per portare al termine le sue “missioni”. Una volta, però, qualcosa va storto, troppo storto. La sottilissima linea che delimita il lecito dall’illecito viene superata in modo netto, non può più tornare indietro. Da questa vicenda scaturisce il secondo tipo di terrorismo, quello “psicologico”, del quale lei stessa è vittima e carnefice. Difficile svincolarsi da queste potenti spire, difficile per lei, ma ancor più per l’attempato Carsten, non restare feriti, umiliati, sviliti e svuotati da qualcosa che ti costringe a ripensare al passato e a riprogrammare in maniera drammatica il futuro. Forse è vero, come dice il protagonista, che il tempo lenisce tutte le ferite, ma è altrettanto vero che questo vale soprattutto per i giovani, non per chi ha già un lungo passato alle spalle, non per chi ha fatto dolorose rinunce e difficili scelte che si sono, infine, rivelate sbagliate.