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Asterix e i Vichinghi
(Astérix et les Vikings)
Film del: 2006
Genere: Animazione / Comics / Famiglia
Durata: 78 minuti Uscito al cinema il: 16/03/2007
Un lungometraggio appetibile anche ai puristi dell’estetica.
Trama:
I temibili vichinghi hanno saputo che la paura mette "le ali ai piedi" e quindi deisderosi di volare cercano qualcuno in grado di fargliela conoscere. Andranno in Gallia per raprie un "campione di paura", peccato che al villaggio di Asterix e Obelix nessuno conosca la paura... o no.
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Voto medio: 6,00
Recensione del film: Asterix e i Vichinghi
A tredici anni di distanza dalla conquista dell’America, Asterix torna sul grande schermo, con un progetto che finalmente tende a valorizzarne l’aspetto grafico, perché non c’è discussione che tenga, ma quando si parla di lungometraggio d’animazione, o cartoni animati che dir si voglia, è l‘occhio che vuole la sua parte.
In Giappone, Paese che ormai da tempo ha fatto dell’industria dell’animazione uno dei suoi più forti comparti d’esportazione, questo concetto è ormai radicato da tempo, ma sembra che il resto del mondo, e particolarmente l’Europa, siano piuttosto restii ad assimilarlo. Se Ocelot si è fatto portabandiera di questo concetto, con i suoi film poetici ma esteticamente inguardabili, anche Asterix, per lungo tempo, ha seguito la stessa strada. Non è più così. L’avvento della CGI ha consentito un notevole abbassamento dei costi di produzione ed ora anche i nostri gallici eroi si muovono su sfondi decisamente più curati e abbandonano quell’aspetto bidimensionale che li ha caratterizzati per un buon ventennio. Il risultato è un lungometraggio ora appetibile anche ai puristi dell’estetica. Non si tratta certo della migliore animazione su piazza, ma comunque è un deciso miglioramento, cosa che consente finalmente di passare al piano narrativo, dove – sotto il profilo umoristico – le creature di Goscinny ed Uderzo non temono rivali.
Asterix e i Vichinghi riprende la trama di uno dei migliori album della serie, “Asterix e i Normanni”, aggiungendo alcuni elementi che, nell’intento degli sceneggiatori, dovrebbero attualizzarne il contenuto e renderlo più appetibile ad un pubblico adolescente. Nello specifico la storia “d’amore” tra il giovane Spaccaossix e la bella Abba (futura “Dancing Queen” scandinava). L’operazione è per lo più riuscita – memorabile l’addestramento del giovane gallo sulle note del tema di Rocky - anche se lascia perplessi in alcuni passaggi a cominciare dal nome del bardo mutato in Cacofonix (più assonante alle sue doti canore, ma lontano dall’ormai leggendario Asourancentourix) ed allontanato dall’unico banchetto che in 31 albi della serie gli era stato consentito di attendere.
La strada è ora imboccata e, se seguita, non potrà che essere positiva per il futuro dell’animazione d’Oltralpe che peraltro può vantare un bacino di “eroi di carta” secondo a nessuno.