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Ho Voglia di Te
(Ho voglia di te)
Film del: 2007
Genere: Commedia
Durata: 110 minuti Uscito al cinema il: 09/03/2007
Trama:
Step è tornato a Roma, in garage lo aspetta la sua vecchia moto e al bar del quartiere i suoi vecchi amici. Solo Babi, il suo grande amore, pare svanita nel nulla. Di nuovo ci sono invece un lavoro e Gin, appassionata e un po’ matta, che lo ama da sempre: prima di Babi, delle corse in moto, della morte di Pollo e della partenza per l’America. Ma i vecchi amori, come certi vizi, sono duri a morire...
Scamarcio bacia tutti, Gin, Babi e Pallina, e lo fa sotto il cielo di Roma, sempre stellato e sgombro di parole che non siano cuore e amore. Sequel di Tre Metri Sopra il Cielo, che ha sbancato in qualsiasi formato (libro, film, DVD), Ho Voglia di Te torna ad eccitare a dismisura i desideri degli adolescenti. Step e compagni si espongono al pubblico nella passionalità di gesti d’amore: baci, abbracci, sesso e ancora baci, abbracci e sesso.
Tratto (di nuovo) dall’omonimo romanzo di Federico Moccia, Ho Voglia di Te si dichiara espressamente riservato ai giovani, puntando al target teen-agers, senza “parental guidance”, naturalmente. Un film per adolescenti che naviga a vista sull’adolescenza, ridotta a una lunga sequenza di clichè e interpretata da attori (Laura Chiatti e Riccardo Scamarcio) troppo “maturi” per fermagli nei capelli e corse in moto nella notte, troppo belli per raccontare i rispettivi dolori e le reciproche attese. La trasgressione senza scopo di 3MSC (le corse clandestine di motori) nel film di Prieto si stempera fino a perdersi nei sentimenti, “per sempre” custoditi da un lucchetto.
È l’amore a muovere tutto e soltanto per l’amore ci si muove incessantemente e senza un senso dentro e fuori le mura di casa, su e giù per i ponti di Roma. La sua sconfinata possibilità di fuga viene ridotta a uno spazio concentrazionario, facilmente percorribile, dove tutti diventano rintracciabili e accessibili. Gli sceneggiatori Teresa Ciabatti e Federico Moccia sembrano aver scordato in fase di scrittura la mentalità alfabetizzata, quella analitica, sequenziale, basata sugli assunti di casualità e di non contraddizione, sbalordendo lo spettatore, almeno quello adulto, con un’oralità degna delle culture pre-alfabetiche, primitive. Quelle in cui l’aggregazione conta di più dell’analisi, la simultaneità e la presenza più della distanza spazio-temporale. Frasi fatte (“Come saremo a trent’anni”), cliché, slogan, modi di dire prevalgono tristemente sulle idee, i ragionamenti complessi, l’originalità di linguaggio.
Insopportabile e stereotipato, da divorare in fretta insieme ai pop corn, come vogliono le regole del consumismo commerciale, destinato a non incidere nel sociale ma a certificarne le vuote apparenze. Step back.