Saturno contro mariti, mogli, figli, amanti, amici: Saturno contro tutti. E’ un’umanità controversa e dolente quella descritta da Ozpetek nel suo ultimo film. Ancora capace di piangere sull’orlo di una scogliera o di immaginarsi un lieto fine per una vicenda invece tragica sin dalla sua genesi.
Saturno contro perché, a ben vedere, son proprio le stelle a predominare sulla vita di Davide e Lorenzo, Antonio ed Angelica, Sergio, Nival e Roberta: incapaci di dirigere il proprio destino in balia del periglioso mare dei sentimenti. Ma proprio per questo risultano tutti così umani e condivisibili.
Il film di Ozptek ha nella sua parte centrale, la più drammatica, i suoi momenti migliori. E’ nella descrizione dell’ansia e del dolore che il regista turco riesce a liberarsi dai frusti stereotipi da melange sentimentale lasciando la propria creatività ed originalità fuoriuscire ed esprimersi senza vincoli. I dialoghi diventano più serrati e meno televisivi, la macchina da presa si concede preziosismi non fini a sé stessi e diventa essa stessa protagonista della narrazione distribuendo pennellate ora gravi ora più leggere ma comunque tali da connotare ciò che si racconta. Prima e dopo, invece, l’opera non convince quasi che dell’epilogo e del prologo già si sapeva tutto sin dalla prima inquadratura e fino all’ultima battuta conclusiva.
Film corale dove non ci sono protagonisti assoluti e nel quale tra il cast spiccano le figure di Ennio Fantastichini (uno dei migliori attori italiani del momento) che disegna il suo personaggio di “vecchia checca” senza dover attingere all’odioso campionario di smorfie e smorfiette ma affidandosi alla bellezza del sorriso e della parola, di Milena Vukotic alle prese con un personaggio tanto enigmatico quanto fondamentale nello sviluppo della storia, e soprattutto di Ambra Angiolini, drammatica e profonda, attrice dal profilo almodovariano, autore a cui il nostro Ozpetek sembra in più di un’occasione strizzare l’occhio.
Film quindi sui sentimenti che ha anche il pregio di affrontare temi di stringente attualità come l’eutanasia o i diritti delle coppie conviventi ma anche i dubbi e le difficoltà di capire – e di condividere – da parte di un padre le scelte di un figlio omosessuale per il quale si era sognato un futuro da “aviatore”.
Dopo Le Fate Ignoranti, Ozpetek torna a girare nel quartiere dell’Ostiense, dimostrandosi ancora una volta, nonostante le sue origini forestiere, il regista che maggiormente sa cogliere atmosfere e luoghi di una romanità poco nota ed a tratti sorprendente. Un’umanità pigra e indolente un po’ come i personaggi che senza troppo lottare accettano gli strali di un Saturno contro.