Film del: 2007
Genere: Drammatico
Durata: 90 minuti Uscito al cinema il: 30/03/2007
Olmi gira un’opera spirituale che inchioda, letteralmente, al loro sapere i libri delle dottrine.
Trama:
Un giovane ma già affermato professore dell’Università di Bologna si trova al centro di una difficile indagine. Abbandona tutto e approda sulle rive tranquille del fiume Po dove scopre un vecchio rudere intorno al quale si intrecciano storie di amicizia, di vita quotidiana e d’amore tra il professore e gli abitanti del posto.
Vota il film!
Voto medio: 6,67
Recensione del film: Centochiodi
Centochiodi è il commiato lieto e nostalgico di Ermanno Olmi dal cinema narrativo. Risalendo il Po fino alle origini del suo cinema, il regista lombardo è deciso a recuperare l’impegno e l’eredità del ragazzo impiegato alla Edisonvolta nella Milano degli anni ’50. Appassionato documentarista, Olmi fondò nell’azienda una sezione cinematografica, per la quale tra il ’53 e il ’61 realizzò una trentina di documentari industriali. Ma prima di tornare a girare documentari che si propongono di riempire il “vuoto urbano” lasciato dallo smantellamento industriale (riqualificazione dell’area Falck a Sesto San Giovanni), prima di indagare la moderna civiltà contadina e il complesso rapporto tra uomo e natura (Terra Madre, evento culturale che ha raccolto a Torino 5000 contadini), Olmi gira un’opera spirituale che inchioda, letteralmente, al loro sapere i libri delle dottrine.
Lontano dal cinema religioso di Dreyer, Bresson e Bergman, che ha scandito la tradizione cristiana occidentale, estraneo alla teologia, Olmi ha espresso una religione più vicina al sentimento popolare, fatto di buon senso più che di afflizione, di serena accettazione liturgica più che di drammatici dubbi esistenziali.
Centochiodi non fa eccezione e ribadisce gli interrogativi spirituali della sua filmografia precedente: chi siamo, cosa dobbiamo fare, quali sono i nostri doveri verso il prossimo e verso noi stessi. Attraverso il viaggio geografico ed esistenziale di un professore di filosofia delle religioni, interpretato da un inedito Raz Degan, Olmi indaga le “anime ammirevolmente semplici” che lambiscono il fiume Po, per cui nutre una profonda e sincera fiducia. Il tempo bucolico, sembra dirci, è più vicino a Dio.
Per questa ragione il suo ultimo film di fiction è diffuso di nostalgia, di “amarcord”, di lieti convivi contadini capaci di trasformare l’acqua in vino. Per accedere a quel battesimo di vita e a una spiritualità autentica, il giovane professore dovrà trasgredire l’ordine (accademico) costituito attraverso un atto d’amore che de-sacralizza, e non dissacra, la cultura del libro. Olmi ci rammenta così che il cristianesimo è la religione di una persona, di una parola incarnata e non idolatrata. Dopo la spoliazione sulle rive del Po, il Cristo di Degan troverà riparo e accoglienza in un capanno, circondato da contadini-discepoli e amato da una Maddalena-panettiera. L’eroe mistico è un’altra delle magie di Ermanno Olmi, capace di sottrarre l’icona Degan agli spot e alle sfilate, di mortificarne il glamour e esaltarne l’essenza. Il suo cinema restituisce alla terra e all’uomo la possibilità di esprimersi secondo la propria natura.