Film del: 2006
Genere: Commedia
Durata: 94 minuti Uscito al cinema il: 07/12/2006
“Un amico, niente di più comune. Ma ai nostri giorni, niente di più raro” Patrice Leconte
Trama:
François è un antiquario di successo. Durante una cena per il suo compleanno, la sua socia Catherine gli fa notare che non ha un amico. Un’agenda piena di incontri, appuntamenti e relazioni non basta a dimostrare di avere degli amici.
Non è detto che per dire cose profonde bisogna per forza ricorrere ad intellettualismi che rischiano di rendere il tutto materia per pochi intimi. Ma, alla stessa maniera, non è detto che per dire le stesse cose si anneghi in una banalità di fondo che è rischio forte nel mondo del Cinema.
Patrice Leconte vuole parlare di un Amicizia con la A maiuscola, materia che aveva già trattato, con altre sfumature, perlomeno in altri suoi due film, Tandem e il più recente L’uomo del Treno, e con l’aiuto di Daniel Auteuil e Dany Boon (entrambi bravissimi) riesce perfettamente nel suo intento.
E se nei due film sopraccitati la commovente poesia di due persone che si “incontrano” esce fuori pian piano in uno straordinario crescendo, nel suo ultimo film, Il Mio Migliore Amico, l’ “incontro” è già svelato nel titolo stesso. Ma, ovviamente, non tutto è così semplice.
L’amicizia tra Bruno e François fa fatica ad imporsi in un percorso che viaggia con equilibrio (filmico) tra la commedia e il dramma. Benché il film scorra leggerissimo e divertente c’è sempre una sensazione di disagio nel racconto delle storie dei personaggi. Sembra che sotto tutta quella “leggerezza” ci sia il dolore di vite incompiute. Il bello del Cinema di Leconte sta proprio nel riuscire a dare significato a quelle esistenze riuscendo a renderle alla fine “compiute”, perlomeno fino a dove si può (ché una vita è sempre una vita!).
Piano piano, i due personaggi principali (e gli altri in secondo piano) diventano persone, soltanto riuscendo ad operare il riconoscimento dell’altro. La Poetica del regista parigino corre spesso, almeno in questo film, il rischio di sembrare naïf, talmente è pura. Ma quello che all’inizio poteva, per l’appunto sembrare un rischio diventa quasi un pregio nell’economia del racconto: tutto sta lì così come è descritto.
E, oltre alla descrizione di un’amicizia, sembra che in alcuni punti il film abbia anche degli spunti socialmente impegnati. Ad esempio, nella descrizione dell’invadenza dei media che rendono le sensazioni vere quasi grottesche come a rappresentare l’impossibilità di “rappresentare” il vero in un mezzo che si propone di essere il “più” vero possibile. E d’altra parte nel corso del film l’argomento principale (quello dell’Amicizia) esce fuori in maniera poetica e realistica quasi a voler dire che forse il Cinema (realizzazione visiva di un racconto vero o inventato, ma ovviamente molto di più) è più adatto della finta attualità televisiva a rendere vivi dei sentimenti così importanti come quello di due persone che si incontrano completandosi. Non è cosa da tutti i giorni.