Film del: 2006
Genere: Drammatico
Durata: 93 minuti
Trama:
Settembre 1960. Patrick e la sua unità di scouts, gli Eagles, sono in vacanza nella valle di Chamonix. Per punizione devono scalare il Brevent, davanti al Monte Bianco
In una teorica categoria di film per ragazzi (ché molti film malgrado la “catalogazione” sono inaspettatamente per grandi) quelli in cui è una squadra a creare il racconto sono spesso i più piacevoli. Les Aguilles Rouges è la storia di un amicizia forte malgrado le incomprensioni tipiche dell’età.
Il film di Jean-François Davy non manca di debolezze didascaliche (l’aquila come allegoria di una vita libera e gagliarda, su tutte) ma alla fine anche queste “forzature” non stonano all’interno di un racconto che ovviamente deve dare un messaggio, visto il pubblico al quale è inizialmente rivolto. E naturalmente il messaggio principale è quello che uniti si possa risolvere qualsiasi problema.
Come sottofondo però ci sono anche problemi “da grandi”. La guerra in Algeria (il film è francese ed è ambientato nel 1960), malgrado così lontana dalla testa e dal luogo in cui ci si trova, è sempre presente nella storia e finisce col diventare un elemento drammatico di questa avventura “in piccolo”. E d’altra parte la guerra “inventata” dei ragazzi è un parallelo di quella vera: nessuno sembra volerci partecipare. Tutto questo a ha che fare col diventare grandi, quando ci si trova ad affrontare problemi che non si pensava esistessero; eppure alcuni di questi ragazzi sembrano arrivare all’appuntamento già feriti dalla vita.
Ognuno ha una storia alle spalle, chi più chi meno dura, che li caratterizza in maniera efficace. E naturalmente la nostra simpatia va maggiormente a quelli più feriti, facendoci cambiare anche idea lungo il percorso (il personaggio di Jean-Pierre, all’inizio odioso per i suoi atteggiamenti razzisti, diventa alla fine uno dei più simpatici e profondi).
A parte la regia, lineare come deve essere in casi del genere, la fotografia, bella ma sicuramente aiutata dai fantastici paesaggi, la sceneggiatura, romanzo di crescita con tinte giallesche, a farla da padroni sono naturalmente gli attori, tutti bravi e intensi. L’amicizia “virile” che lega i personaggi è per tutto il film sottolineata da qualcosa di esterno ma non di estraneo (la guerra così come i frammenti di lettera della ragazza di Patrick) quasi a rappresentare una sorta di passaggio tra il mondo “chiuso” del gioco e quello “aperto” della vita. E alla fine, a prescindere dal passaggio dipende dallo spettatore capire a quale mondo è più vicino. Anzi, dipende dal ragazzo che è ancora in lui.