Film del: 2006
Genere: Documentario
Durata: 172 minuti
Trama:
Le trasformazioni della società egiziana raccontate attraverso gli abitanti dello Yacoubian Bulding, storica costruzione del Cairo, trasformatasi negli anni e abitata, oggi, da un’umanità variegata.
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Voto medio: 7,00
Recensione del film: The Yacoubian Building
La dissoluzione del potere è in atto a tutte le latitudini. Il palazzo mostra le sue crepe ogni qual volta si analizzano attentamente gli inquilini che oscillano tra estremismi religiosi e voglia di emancipazione dalla propria coscienza.
Marwan Hamed dirige un film di quasi tre ore affrontando con coraggio tutti gli aspetti dell’ipocrisia globale, contenendo la sua universale società, all’interno di un palazzo dove in terrazza abitano i poveri che scendono ai piani inferiori per saggiare le delizie riservate agli abbienti. Il sesso è il punto d’incontro dei due mondi opposti. I poveri sono costretti a dare piacere pur di migliorare la loro condizione sociale. Chi tenta di resistere alle lusinghe del benessere soccombe sotto i colpi della legge del più forte, finendo per essere altrettanto responsabile della distruzione dell’umanità.
Legati, come in Magnolia, da un luogo fisico dove risiedono, i personaggi si incontrano contaminando con speranze e perversioni le loro rispettive vite. In una democrazia tutt’altro che compiuta, i sudditi di un potere corrotto e spietato vendono l’anima al diavolo, pur di avere accesso al paradiso terrestre dove la dignità è ormai merce rara. Raccontando storie di egiziani residenti al Cairo il regista varca i confini africani e dipinge un ritratto della società moderna senza scampo. L’occhio che scruta all’interno dell’edificio è schietto e irriverente; molto coraggioso quando affronta il tema caldo della religione e assolutamente disincantato quando presenta una società globalmente dissoluta. I suoi protagonisti sono dei perdenti che si illudono di inseguire un sogno, ma sanno bene di correre dietro a mere pulsioni. C’è chi tenta di mantenere dei privilegi, chi approfitta della povertà, della bellezza, della mancanza di cultura, della gioventù, dell’ignoranza. Gli inquilini trovano nel sesso un punto d’incontro e nello stupro la morte dell’umanità.
Droga, prostituzione, tradimento, lotta fratricida, opulenza e vendetta gli ingredienti che Hamed diluisce sapientemente nella sua storia che rapisce lo spettatore, proiettandolo in un claustrofobico palazzo che toglie il respiro a qualsiasi anelito di poesia, di astrazione, di condivisione di sentimenti. I due protagonisti giovani che si amano e tentano di sbarcare il lunario, sono separati da una società che li trascina verso due estremi che si uniscono nella loro violenta manifestazione della forza. L’apocalisse della deformità è messa in scena da un regista che con passione e padronanza artistica, disegna un spaccato di quotidiana crisi, dove l’unica salvezza risiede nel rispetto di un prossimo ripetutamente calpestato.