Film del: 2006
Genere: Docu-fantasy / Musicale
Durata: 95 minuti Uscito al cinema il: 17/11/2006
Trama:
Un road-movie sulle tracce del cantante Tony Vilar, bizzarro personaggio che all'inizio degli anni Cinquanta si affermò in tutto il Sudamerica come star italiana del genere melodico.
Recensione del film: La Vera Leggenda di Tony Vilar
Sembra una storia inventata quella di Tony Vilar, tale è l’aura leggendaria di un personaggio quasi inavvicinabile e il viaggio che si compie per arrivare a lui. Invece Antonio Ragusa, questo il vero nome, è stato uno di quegli “urlatori” per cui tante ragazzine negli anni sessanta si sono strappate i capelli. E i capelli stessi sono un elemento fondamentale per la spiegazione della scomparsa di questo personaggio leggendario (ovviamente la soluzione è riservata a chi va a vedere il film).
Ma se Tony Vilar fa bella mostra di sé fin dal titolo del film è indubbio che La Vera Leggenda… è un classico film on the road neanche così “classico”. Ché la struttura di film del genere è una specie di viaggio interiore che va parallelamente al viaggio vero e proprio, qui invece tutto il percorso da Buenos Aires al New Jersey sembra una continua festa, con tocchi persino surreali.
E’ vero che il ritorno alle radici è anche qui presente (l’immigrazione delle generazioni lontane) ma è ai personaggi esagerati e divertenti che è rivolta la nostra attenzione. La bravura di Giuseppe Gagliardi è quella di aver realizzato un film con pochissimi mezzi riuscendo a creare un atmosfera quasi da Cinema anni settanta.
D’altra parte se il mondo per Tony Vilar si è fermato a quegli anni (le ultime notizie sono l’incisione di un disco in Ecuador nel 1980) è giusto che ci si adegui. La galleria di personaggi “improbabili” ma divertentissimi, che rispondono ai nomi di Tony Pizza, Frank Bastone o Connie Catalano (i loro nomi veri) ci portano in un viaggio dove l’invenzione leggendaria e la vita vera si intersecano senza il bisogno di confini netti (sulla strada dei mockumentary di origine anglosassone).
Se poi, a tutto questo, aggiungiamo l’interpretazione di Peppe Voltarelli (bravo, bravo!) frontman de “Il Parto delle Nuvole Pesanti”, la fotografia, efficace anche nel ricreare certe atmosfere “settantine”, dell’esordiente Michele Paradisi, la musica degli interpreti stessi (vecchia e nuova generazione), abbiamo un film originale senza essere pretestuoso (trappola in cui cascano molte opere prime). E alla fine, malgrado qualche ingenuità perdonabilissima (alcune lungaggini non necessarie), ci fa, positivamente, venire la nostalgia di un Cinema “on the road” che da noi in Italia non ha mai avuto molta fortuna.