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Ritorni

(Ritorni - Homecomings)

Film del: 2006     Genere: Documentario
Durata: 52 minuti   



Trama:

Il ritratto dei maghrebini che, una volta l'anno, dal porto di Trapani partono per fare ritorno a casa e ritrovare i propri familiari.



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Recensione del film: Ritorni

File di automobili, cariche di roba, una dietro l’altra, sulla banchina del porto di Trapani: non sono gitanti in partenza per un villaggio Valtour di qualche località mediterranea alla moda, sono i maghrebini che tornano nei loro paesi dopo un anno di lavoro nel ricco Occidente industrializzato.

Inizia così il bel documentario di Giovanna Taviani, studiosa e storica del cinema. La regista prende spunto da un inchiesta condotta da “Repubblica” nel 2005 dal titolo “Ferie d’Africa” per parlarci di questa fiumana di umanità che ritorna alle proprie radici. Ma la Taviani sposta il discorso su un piano più filosofico che politico e lo fa raccontando le storie di tre persone ed il loro rapporto con il tema del “ritorno”.

Sono le storie di Karim Hannachi, tunisino insegnante di lingua araba a Mazara del Vallo dove oggi vive con la moglie siciliana e due figli; di Tahar Ben Jelloun, scrittore marocchino di fama mondiale e Assia Djebar scrittrice algerina entrambi residenti a Parigi.

Storie di emigrazione diverse tra di loro tali da comportare un diverso modo di affrontare il tema del ritorno.

La Taviani segue Karim fino a Nefta, piccolo paese della Tunisia dove vivono ancora la madre e le sorelle. Karim ci dice di quanto si senta ancora legato alla sua terra ma di quanto, anche, ami la sua Patria di adozione. “Se la Sicilia e la Tunisia si allontanassero mi si strapperebbero i pantaloni” . Così ci rappresenta metaforicamente il suo doppio senso di appartenenza. Un pensiero lucido e critico, quello di Karim, che ci racconta di quanto sia diventata più difficile la vita degli arabi in Occidente dopo l’11 settembre e ci ricorda – e confesso la mia ignoranza in proposito – che se si va a fare una visita al cimitero militare francese a Monte Mario a Roma scopriremmo che più della metà delle tombe è di soldati di origine maghrebina “morti per liberarvi dal fascismo”...

Lo scrittore Ben Jelloun ritorna a Tangeri ogni estate per due mesi, periodo durante il quale non concede interviste nè si dedica alle attività “mondane” di contorno alla sua professione. “Voglio dedicarmi completamente alla mia terra, alla mia gente” ci dice. E’ riconoscente nei confronti dell’Occidente ma avverte i politici e le personalità del mondo ricco di non alimentare la paura verso l’altro con dichiarazioni poco concilianti (e fa precisi riferimenti ad Oriana Fallaci e Silvio
Berlusconi...)

Del tutto diverso, invece, è l’atteggiamento dell’algerina Assia Djebar. La scrittrice e regista, membro dell’Accademia Francese, in esilio volontario dall’Algeria dagli inizi degli anni ’90, non ha intenzione di tornare nella sua patria, almeno non finché perdurerà un regime di terrore e fanatismo religioso. Durante le sue dichiarazioni scorrono le immagini della Battaglia di Algeri del compianto Gillo Pontecorvo e colpisce vedere le donne algerine agli inizi degli anni ‘60, senza velo combattere nelle strade le truppe occupanti francesi. Così come colpisce e commuove vedere le facce degli emigranti italiani nelle scene tratte dal film Il cammino della speranza di Pietro Germi.

“Se la conoscenza dell’altro ci turba, significa che siamo turbati anche dalla conoscenza di noi stessi” con questa frase del poeta siriano Adonis si conclude il significativo lavoro di Giovanna Taviani capace di coniugare con il giusto equilibrio cronaca ed emozioni, storia personale e storia universale.

(Daniele Sesti)



Cast

Dati Tecnici

Nazione

 

Italia / Francia

Regia

 

Giovanna Taviani

Produzione:

 

Nuvola Film

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GALLERIA FOTOGRAFICA
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