Film del: 2006
Genere: Avventura / Costume / Drammatico / Romantico
Durata: 145 minuti Uscito al cinema il: 22/06/2007
Trama:
La storia di Diego Alatriste, coraggioso soldato nella Spagna imperiale del diciassettesimo secolo. Dalla serie culto dello scrittore Arturo Pèrez-Reverte.
Recensione del film: Il Destino di un Guerriero - Alatriste
Operazione ambiziosa, quella di Agustín Díaz Yanes: portare sul grande schermo, in una volta sola, i cinque romanzi di Arturo Pérez Reverte che compongono la saga del Capitano Diego Alatriste. Nemmeno Peter Jackson aveva osato tanto con il Signore degli Anelli: tre lunghi film, e lo stesso aveva dovuto lasciar fuori molto, con grande dolore dei fan. Il regista spagnolo, però, ruba a Jackson solo un bravo attore, Viggo Mortensen, e non quei segreti necessari per adattare un racconto epico al grande schermo. Il risultato purtroppo si vede, ed è un peccato che la pellicola più costosa nella storia del cinema spagnolo abbia molte probabilità di deludere il pubblico.
La storia c'è, non fraintendetemi, e il potenziale narrativo anche: la vita di un soldataccio rude e coraggioso nella Spagna del diciassettesimo secolo, che si ritrova, tra una battaglia e l'altra, a fare il sicario (altrettanto abile e spietato) per conto della Santa Inquisizione, a servizio degli intrighi di corte. Se poi si aggiunge un ragazzo da allevare (figlio di un commilitone morto in battaglia), l'amore per un'attrice (che lo ricambia ma ha troppi ammiratori di nobile lignaggio per potersi concedere a un uomo solo), un nemico che gli ha giurato vendetta, e il “filmone” è servito. Ma non funziona, e dopo la prima mezz'ora piacevole e movimentata, il ritmo cala, i personaggi si fanno di colpo più stereotipati, aggressioni e morti si intuiscono con un discreto anticipo. La suspence manca, anche nelle battaglie più cruente, dando la netta sensazione che Agustín Díaz Yanes per raccontare tutto non riesca a raccontare nulla, abbozzando appena situazioni e personaggi che nei romanzi di Reverte lasciano con il fiato sospeso per capitoli interi.
Una notazione doverosa, però, sugli attori: non è colpa loro se Alatriste strappa qualche sbadiglio. Nonostante certi atteggiamenti scontati richiesti dalla sceneggiatura, riescono a dare una buona caratterizzazione ai propri personaggi: da Íñigo de Balboa (Unax Ugalde), giovane dal sangue caldo innamorato della nobile Angélica de Alquézar (perfetto mix di calcolo e fragilità), passando per lo stesso Diego Alatriste, un Viggo Mortensen “brutto e cattivo”, abile nel far intuire un cuore che batte sotto la scorza di sporcizia e di orgoglio dello spietato veterano.