Film del: 2006
Genere: Biografico
Durata: 107 minuti
Trama:
Storia di Wu Qingyuan, grandissimo giocatore cinese di Go, costretto a trasferirsi in Giappone per poter continuare a giocare, e che non può più far ritorno in patria per lo scoppio del secondo conflitto mondiale. Tutta la sua vita sarà dedicata al Go e alla ricerca di un cammino verso la fede.
Tian Zhuangzhuang, esponente di punta della “Quinta Generazione” del cinema cinese, è sbarcato in Giappone per raccontare la vita e i tormenti di Wu Qingyuan, che a cavallo della Seconda Guerra Mondiale fu un importantissimo campione di Go, un gioco di strategia paragonato agli occidentali scacchi, ma che è in realtà molto più complesso. E quindi difficile da filmare, e difficile anche da far capire a un pubblico che ne sente parlare magari per la prima volta. Tian Zhuangzhuang tenta l'impresa, in un film che ripercorre quarant'anni di storia, recitato interamente in giapponese e punteggiato di citazioni di quel cinema nipponico che il regista ama (tra cui Kagemusha di Kurosawa).
Il punto di partenza è la biografia di Wu Qingyuan, oggi novantenne, che sin da piccolo, nella natia Cina, dimostra una grande abilità nel Go, tanto che, per sostentare la famiglia, si trasferisce in Giappone, dove i tornei sono organizzati e sponsorizzati dai maggiori quotidiani. Lo scoppio della guerra (siamo negli anni Trenta) lo costringe a prendere la cittadinanza nipponica, cosa che gli procura forti turbamenti. Il protagonista è interpretato dall'attore taiwanese Chang Chen, che lo sguardo a tratti impietoso della macchina da presa scruta con insistenza nei momenti di crisi più profonda e nella concentrazione del gioco. Chen è Wu durante tutto il corso della sua vita, abile nel rendere il senso degli anni che passano, anche solo con uno sguardo più cupo e rassegnato del suo personaggio.
La storia procede quasi ad episodi, affidando molto della narrazione a didascalie o voci fuori campo, per lasciare come in sordina il pur importante sfondo degli avvenimenti storici, permettendo al regista e allo spettatore di seguire una linea narrativa tutta concentrata su Wu, sulla sua vita in bilico fra due nazioni nemiche e sulla sua continua ricerca della pace e della fede in contrapposizione alla logica incalzante dei lunghi tornei di Go, in cui ogni mossa costa ore ed ore di concentrata e tesa meditazione. Un film molto lontano dalla sensibilità occidentale, sia come stile sia come tema di fondo, attento com'è all'evoluzione di Wu, che avviene tramite la specializzazione nel gioco del Go e la ricerca costante di una vita spirituale coerente; temi cari al regista, ma complessi e forse decisamente oscuri per chi proviene da un'altra tradizione.