Film del: 2006
Genere: Drammatico
Durata: 120 minuti Uscito al cinema il: 22/12/2006
Dopo il Matrimonio è toccante malgrado la sua esagerazione emozionale.
Trama:
Jacob Petersen ha dedicato la sua vita ad aiutare i ragazzi di strada in India. Quando l’asilo che gestisce è in pericolo di chiusura, riceve un’offerta inusuale.
Il Melodramma, anche se forma antica, non è mai passato di moda. Eppure è un genere difficile perché si può cadere spesso nella trappola del patetico o del banale. Susanne Bier, già svelatasi in Non Desiderare la Donna d’Altri sembra continuamente sul filo ma in maniera eccezionale riesce sempre a rimanere dalla parte “giusta”.
Dopo il Matrimonio è un film che sembra quasi aderire agli schemi del Dogma per la maniera in cui è girato o anche per l’ambientazione, ma allo stesso tempo si distacca da quello schema rigido per approdare ad un romanticismo di fondo che è in qualche modo lontano dalla realtà cruda della “vecchia” scuola. Non che il film della Bier non sia realistico, anzi lo è profondamente, il fatto è che il suo Cinema tende a creare una sorta di simpatia verso i personaggi contrariamente a quanto fa il distacco “epicamente” brechtiano evocato da Lars Von Trier e gli altri. Questo per dire che non si può codificare il cinema di una nazione malgrado le atmosfere siano simili e malgrado a noi, in Italia, arrivi talmente poco di quel Cinema.
Dopo il Matrimonio è toccante malgrado la sua esagerazione emozionale, in cui i personaggi sembrano vivere sempre a fior di nervi ed in cui basta pochissimo a far scattare la molla del pianto o del riso. Sembrano tutti in preda ad una confusione passionale che dapprima nasconde e poi improvvisamente fa scoppiare una molla decisiva anche per l’azione puramente filmica. Cioè: tutti sembrano vivere interiormente fino al momento in cui non ce la fanno più, e allora sembra quasi di “toccare” l’emozione.
In contrapposizione ad una realtà algida (cosa che è avvenuta anche per il film precedente) che all’inizio sembra dominante, la Bier, fa uscire fuori un calore che quasi non ci si aspetta. Tutti i personaggi sembrano chiusi su sé stessi finché non lasciano intendere di essere più aperti e fragili di quanto ci potevamo immaginare.
Ma Dopo il Matrimonio è anche un film sul cambiamento, su come si passi ad altri ideali non rinnegando mai i precedenti. La famiglia, la carità, la “militanza” sono, che si sia o no in accordo con essi, ideali forti ma quasi “interscambiabili”. Jacob si accorge che c’è un’altra vita per cui lottare senza rinnegare quella che ha avuto prima. Forse ci saranno delle lontananze, dei sacrifici, degli abbandoni ma quello in cui si credeva, e in cui si crede ancora, sarà sempre lì a ricordare che si cambia ma, in un certo senso, si rimane sempre gli stessi.