L'aria più che salata è rarefatta, il colore quasi sgranato ricorda molto le pellicole degli anni '70, così come le inquadrature. Gira in 16mm e con la macchina a mano, usa musiche essenziali e un plot drammatico, l'esordiente Alessandro Angelini che, dopo aver girato molti corti ed essersi “fatto le ossa” come aiuto regista, approda al suo primo lungometraggio. La storia che sceglie non è facile, racconta di un uomo che sta in carcere da ormai “quasi venti calendari”, e della sua famiglia, che nonostante stia “fuori” debba comunque “scontare la condanna”.
La prima reazione che l'arrivo del padre suscita in Fabio è la rabbia, la frustrazione, l'ira repressa per tanti anni. Non sopporta neppure la vista di quell'uomo che lo ha allontanato da sé eppure, nonostante tutto, egli sente il bisogno impellente di trovare un contatto. Inizialmente lo fa spiandolo, cercando di carpire i suoi segreti, cogliendo ogni suo gesto, o facendogli delle domande indirette. La solitudine del padre irrompe così nella sua vita e la sconquassa. “Ci vorrebbero due vite, la bella e la brutta copia. La brutta per fare gli errori, la bella per fare solo le cose giuste”. E' questo che gli dice il padre, è questo che smuove Fabio, che lo porta ad abbandonare le sue paure e ad avvicinarlo a quell'uomo che con la sua assenza e la sua macchia morale ha condizionato tutto il corso della sua vita. L'aria salata potrebbe essere l'ennesimo racconto di un incontro/scontro fra padre e figlio, invece diventa qualcosa in più, una riflessione sul bisogno di normalità di cui tutti hanno bisogno e sulle conseguenze che la mancanza di questa può comportare.
Pasotti riesce ad essere l'ottimo interprete di un personaggio molto complesso, con un'infinità di stati d'animo contrastanti. Riesce ad essere dolce e premuroso con la sorella, propositivo e orgoglioso con la fidanzata, irruente prima e paziente poi con il vecchio padre prima scontroso e burbero, poi triste e dimesso. Ottima anche l'interpretazione di Giorgio Colangeli nei panni del padre-galeotto. E' intenso senza essere pietoso, duro senza essere cinico, commovente senza scadere nella banalità. Romantico il finale, con il padre che, sicuro di aver ritrovato il figlio, conquista finalmente quella libertà che aveva sempre sognato, una libertà lontana da rimorsi e rimpianti.